Stupiscimi ancora Bach

Ton Koopman presenta le "Sinfonie" di Bach nel cd (inedito in Italia) allegato a Classic Voice

Ton Koopman ha oggi ha 73 anni. Nel 1979 – dopo un diploma in musicologia all’Università di Amsterdam e dopo aver ottenuto importanti riconoscimenti come organista e clavicembalista – ha fondato la Amsterdam Baroque Orchestra e nel 1992 l’Amsterdam Baroque Choir, due gruppi destinati a rimanere di primissimo piano tra gli interpreti del repertorio barocco.  Assieme a Jordi Savall, René Jacobs, Sigiswald Kuiken, John  Eliot Gardiner – tutti suoi coetanei – fa parte della seconda generazione di esecutori/creatori europei che ha riportato alla nostra attenzione la bellezza di quel periodo. Li precede Nikolaus Harnoncourt, che era nato nel 1929 e al quale possiamo riconoscere il ruolo di primo esploratore, di battistrada.
Maestro, dopo oltre mezzo secolo di frequentazione con Bach, la sua musica e il suo tempo, si è mai chiesto quanto ancora non conosciamo di lui?
“Sappiamo ancora pochissimo. Di lui, della sua famiglia, soprattutto di suo padre. Dobbiamo ancora trovare le lettere in cui parla della sua vita e dovremmo impegnarci per conoscere qualcosa di più riguardo i suoi aspetti umani. Ne abbiamo bisogno”.
Per quale motivo? Quali ulteriori contributi può portare una migliore conoscenza biografica alla valutazione della sua musica?
“Essere informati meglio sulle sue vicende biografiche – studi, spostamenti, incontri, stimoli ricevuti – ci consentirebbe di approfondire il momento della formazione della sua personalità e delle sue idee come compositore”.
Può darci un’immagine delle condizioni di lavoro di Bach?
“Sappiamo che nella Thomasschule di Lipsia Bach e la sua famiglia vivevano accanto alle aule e ai dormitori dei convittori. Immagino che si dovessero ben sentire le voci, il chiasso, anche la confusione di tanti ragazzi. In queste condizioni lui doveva insegnare, scrivere, provare ed eseguire musica. E musica sempre nuova”.
Che idea si è fatto dei suoi ritmi compositivi?
“Che erano impensabili, inimmaginabili rispetto a quelli di un compositore nostro contemporaneo, ma anche dello stesso Beethoven, che nasce vent’anni dopo la sua morte. Basta osservare la quantità di opere prodotte: ai tempi di Bach era normale arrivare a oltre mille lavori! Era la condizione sociale del compositore ad essere completamente diversa e questo ci obbliga a riflettere sul rapporto di Bach con quella che chiamiamo ispirazione”.
Vuole dire che assieme all’ispirazione c’era anche molta traspirazione?
“Stiamo parlando di un artista che io paragono, per potenza e vastità di invenzioni, a Leonardo da Vinci e a Michelangelo. Ma stiamo anche parlando di un lavoratore della musica che doveva produrre a ritmi vertiginosi e in tempi ridottissimi: era veramente un workaholic. C’erano evidentemente degli schemi, degli standard di riferimento, tipici dei compositori barocchi. C’era la risorsa dell’autoimprestito, alla quale Bach, anche nelle Sinfonie raccolte in questo cd, ricorre numerose volte. Ma c’era anche la fucina rappresentata dagli allievi, dagli stessi suoi figli musicisti, dalla tanta musica che Bach avidamente leggeva e studiava. Studiare i colleghi europei, gli italiani, i francesi, gli inglesi, aveva per lui anche un riscontro pratico. Naturalmente non sto dicendo che lui ‘copiava’ da questi musicisti, ma certamente se ne nutriva”. (continua)

Sandro Cappelletto

 

L’intervista completa su Bach a Ton Koopman è sul numero in edicola di Classic Voice (giugno 2017) http://www.classicvoice.com

 

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