Verdi “sequestrato”

Questa volta la Soprintendenza preleva le lettere. Solo cattiva conservazione o qualcosa di più grave?

Dopo gli abbozzi e gli schizzi musicali, anche gli altri manoscritti di Giuseppe Verdi (lettere, carteggi e documenti, tra cui i famosi Copialettere e l’Album Clarina Maffei), sono stati prelevati dalla Villa di Sant’Agata, in provincia di Piacenza, e portati all’Archivio di Stato di Parma per disposizione della Soprintendenza archivistica dell’Emilia Romagna. L’operazione è stata condotta la scorsa settimana, ma le modalità sono state questa volta ben diverse rispetto al prelevamento dei manoscritti musicali. L’anno scorso, in gennaio, il provvedimento di deposito degli abbozzi musicali era stato preso con il consenso di Angiolo Carrara Verdi, l’erede che ha in custodia la Villa. La scorsa settimana, invece, la Soprintendenza ha disposto un deposito coattivo dei manoscritti dopo un sopralluogo per verificarne le condizioni di conservazione. Secondo il racconto dello stesso Carrara Verdi, tutto si è svolto in brevissimo tempo, nell’arco della stessa giornata.
“Un’azione premeditata”, accusa l’erede del Maestro. “Sono venuti per un sopralluogo mercoledì mattina, hanno detto che il locale non è adatto alla conservazione dei manoscritti e nel giro di poche ore sono tornati con un decreto di una decina di pagine, che evidentemente non poteva essere stato preparato in un tempo così breve. Subito dopo il trasporto all’Archivio di stato di Parma. È chiaro che era stato tutto predisposto”. Carrara Verdi parla di “esproprio con un blitz” e sottolinea come gli ispettori abbiano toccato i manoscritti “senza indossare guanti” e quindi “senza rispettare le regole più elementari che si adottano quando si devono consultare preziosi documenti storici. E pensare che negli anni scorsi gli ispettori della Soprintendenza ci avevano sempre fatto i complimenti per come erano stati conservati questi manoscritti. Li hanno portati via senza nemmeno dire che cosa avremmo dovuto fare per garantire una migliore conservazione”.
A queste accuse, per ora, la Soprintendenza archivistica dell’Emilia Romagna non risponde. Dal Roma fanno sapere che l’operazione non è ancora conclusa.
Il provvedimento è indubbiamente clamoroso e va inquadrato nel più generale caso della conservazione degli archivi privati di grande importanza culturale e della loro accessibilità agli studiosi, prevista espressamente dalla legge. I manoscritti musicali verdiani sono stati per anni chiusi in un baule custodito nella Villa di Sant’Agata, inavvicinabili per la comunità degli studiosi. Questo giornale aveva condotto una lunga campagna stampa, mobilitando anche cinquanta grandi intellettuali, per sensibilizzare l’opinione pubblica e il Ministero dei beni culturali.  Nel gennaio dello scorso anno era stato disposto da parte della Soprintendenza il deposito dei manoscritti presso l’Archivio di stato di Parma per procedere poi all’inventariazione e alla digitalizzazione degli stessi. La catalogazione, condotta dal direttore scientifico dell’Istituto nazionale studi verdiani, Alessandra Carlotta Pellegrini, è stata ultimata nei tempi previsti entro la fine dello scorso anno. Prima di proseguire con la digitalizzazione  si è però dovuto procedere a un’operazione di restauro per i fogli che presentavano tracce di umidità. Lo stato di conservazione dei preziosi documenti non era insomma ideale.
Il problema dell’inaccessibilità dei documenti potrebbe essere un altro dei motivi che hanno determinato la Soprintendenza a intervenire. Pare che alcuni progetti dell’Istituto nazionale di studi verdiani, che sta curando l’Edizione nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani, fossero fermi per l’impossibilità di consultare liberamente i manoscritti di Sant’Agata. Come per gli abbozzi musicali, anche per questi carteggi si arriverà alla digitalizzazione per metterli agevolmente a disposizione degli studiosi. Quanto alla catalogazione, era già stata fatta e inserita nell’inventario di 359 pagine che elenca dettagliatamente tutti i beni contenuti a Villa Verdi e che è allegato al Decreto Regionale del 28 ottobre 2008 con cui si rinnova e si amplia la dichiarazione di interesse culturale della Villa con i beni immobili pertinenziali e l’archivio.
La rapidità con cui è stato disposto e posto in essere il deposito coattivo lascia però aperto qualche interrogativo. È possibile che all’origine del provvedimento ci siano soltanto tracce di umidità? O c’è anche qualche motivo più grave? Che sia stata riscontrata la scomparsa di qualche documento? Angiolo Carrara Verdi lo esclude, ma non del tutto: “Da quando ho io la custodia, sicuramente no. Prima, diverse persone hanno messo le mani nell’archivio”. Soltanto la Soprintendenza potrà rispondere a questi dubbi quando l’operazione sarà conclusa.
Intanto il caso riapre vecchie fratture tra gli eredi, i quattro fratelli Carrara Verdi che dalla morte del padre Alberto si fronteggiano in giudizio per l’eredità. Da una parte ci sono Angiolo, che ha attualmente in custodia la Villa, e Maria Mercedes; dall’altra Emanuela e Ludovica. Dopo quest’ultimo deposito coattivo, Emanuela e Ludovica hanno ribadito la loro preoccupazione, spiegando che nell’ambito del procedimento di divisione ereditaria pendente avevano promosso nel 2016, presso il tribunale di Parma, un’azione di sequestro nei confronti del fratello relativamente a tutto il contenuto di Villa Verdi: “Nutrivamo seri dubbi sui metodi di gestione e di conservazione della Villa e dei cimeli in essa contenuti da parte dell’attuale detentore. Purtroppo tale azione non è andata a buon fine e oggi assistiamo all’ennesima problematica inerente la gestione e la conservazione dei documenti verdiani”.
Mauro Balestrazzi

 

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228 - Maggio 2018
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