Beethoven Complete String Quartets

quartetto Takács Quartet
7 cd + dvd Decca 483 1317    
prezzo 46,20

Un piacevole dvd aggiunto come bonus a questa integrale dei Quartetti beethoveniani offre l’occasione a chi non avesse consolidato nella propria esperienza e nella propria memoria un profilo del celebre quartetto, balzato clamorosamente alla ribalta con la vittoria al Concorso di Evian nel 1977, di ricrearne un’immagine viva attraverso l’esecuzione di tre Quartetti, quello in do maggiore, terzo dell’op. 33 di Haydn, il primo “Rasumovsky” e “La morte e la fanciulla” di Schubert; un arco esemplare per comprendere il modo con cui i quattro esecutori rivivono il messaggio della classicità prolungandone le implicazioni verso più dilatati orizzonti. Sembra difficile sottrarsi anche alla suggestione del grande conterraneo (anche se ora la formazione, fondata da Gábor Takács-Nagy nel 1977, non è più del tutto ungherese), risalente al dichiarato legame stabilito da Bartók – di cui i “Takács” sono interpreti superbi – con i Quartetti di Beethoven, nel senso di concepire in termini di organicità il percorso espressivo, visione che sembra affiorare, appunto, in questa integrale, quale filo unitario che funge da trama sotterranea allo stacco dei “tre stili”. Si segue così con sempre sollecitata discorsività la sequenza dell’op. 18 quale va via via intensificandosi nei tre “Rasumovsky” ma è soprattutto nel Beethoven del cosiddetto “tardo stile” che si coglie la misura con cui i quattro entrano con stupefatta apprensione e partecipazione in un paesaggio per molti aspetti sconvolgente, tratto che spesso risulta preminente in molte interpretazioni, non solo quartettistiche, quale emblema di una “modernità” il cui senso rischia talora di essere esaltato al di fuori di quel contesto interiore che l’ultimo Beethoven va svelando con toccante purezza. Una confessione che diventa pregnante nella irruenza di umori che in certo qual modo fungono da protezione: quella Cavatina che nel Quartetto in si bemolle op. 130 fiorisce inattesa a ridosso della “danza tedesca”, per essere poi offuscata dalla determinazione della “Grande Fuga” che i “Takacs” propongono nella sequenza originaria, subito seguita in alternativa dal Finale:Allegro composto da Beethoven in sostituzione, così che con un colpo di “click” è possibile confrontare le due versioni. Anche questo un tratto significativo del profondo coinvolgimento che ha guidato i quattro interpreti nell’affrontare quella che per ogni Quartetto rappresenta la sfida più alta.
Gian Paolo Minardi

 

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