Händel Alexander’s Feast

interpreti M. Kutrowatz,
D. Johannsen, D. Gastl
direttore Alfredo Bernardini
orchestra Zefiro Baroque
cd Arcana A582

Questa Ode (testo di Newburgh Hamilton che rielabora l’allora celeberrima Ode a Santa Cecilia di Dryden) ha come sottotitolo “Il potere della Musica”, raccontando con Plutarco come il musico Timoteo, chiamato ad allietare un convito di Alessandro il Grande a Persepoli, riuscì a suscitare coi suoi racconti di Dei ed Eroi una successione di emozioni le più diverse – amorose e guerriere, sacre e profane scandite in sette parti – culminanti nell’inno corale a Cecilia ovverosia alla Musica che “innalza un mortale ai cieli”. Protagonista assoluto dell’Ode è il coro, e difficile sarebbe stato convocarne uno migliore dell’Arnold Schönberg Chor che una volta di più si copre di gloria, apice la pagina del risveglio d’Alessandro, tra tutte forse la più geniale con la ripetizione per sei volte d’un bellissimo tema musicale, ciascuna con incremento del tessuto strumentale sullo spettacoloso ampiarsi di quello corale. Tra i solisti, spicca per impegno il soprano: la lancinante aria “He sung Darius great and good” è pagina sublime, e Miriam Kutrowatz le infonde un lirismo davvero toccante. Il complesso fondato trentasette anni fa da Alfredo Bernardini coi due fratelli Grazzi, si conferma tra i migliori che si possano sperare: sonorità morbidissime, elastiche, di trasparenza aurorale anche nelle pagine più elaborate (sentire quant’è nitido l’intricato contrappunto del finale), con una generale leggerezza danzante che è un’autentica meraviglia nel suo porsi come antitesi a certo Händel pesantone e magniloquente che per troppo tempo è andato di moda. Nota a margine: nell’ottimo fascicolo d’accompagnamento, il testo inglese compare con a fronte le sole traduzioni tedesche e italiane; m’immagino le reazioni da divinità offese della critica francese…
Elvio Giudici


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