Liszt Sonata Leggende Ballata n.2

pianoforte Michele Campanella
cd Vdm records 038 55 037
prezzo 17,40

 

Steinway del 1892, scelta minuziosa fin dei supporti microfonici e dell’acustica della sala di registrazione sono in questo disco un complemento necessario per convogliare nel migliore dei modi il pianismo raffinato di Michele Campanella, artista che al nome di Liszt ha dedicato una gran parte del proprio studio fin dagli anni giovanili e che tra l’altro fu uno dei primi interpreti a valutare in tempi pionieristici l’utilizzo di strumenti di fine Ottocento per recuperare il suono del proprio autore preferito (memorabile è rimasto un suo disco dedicato alle trascrizioni da Wagner). Le letture presenti in questo disco si collocano sicuramente su un lato meditativo rivolto a scavare una delle tante componenti della produzione lisztiana, rielaborando lo stesso concetto di virtuosismo o meglio confinandolo agli aspetti meno vistosi e meccanici. Nella seconda Ballata si percepiscono tutti i dettagli del discorso strumentale che spesso, in altri casi, si perdono nell’uso troppo accentuato del pedale di risonanza o nel ricorso a dinamiche estreme. Anche le Leggende sono avvolte in un’atmosfera molto raccolta, quasi religiosa, e si ricordano oltretutto per la resa anticonvenzionale di certi passaggi, come quelli in doppie terze del “San Francesco di Paola”, che non hanno nulla di virtuosistico fine a se stesso e che sembrano voler descrivere la serenità maestosa di un cammino sulle acque più che l’impeto minaccioso dei flutti. Bellissimi i cinque brevi Klavierstücke S 192, che hanno il pregio non comune di poter essere affrontati anche da pianisti in erba dotati di sufficiente sensibilità. La Sonata in si minore è uno dei cavalli di battaglia di Campanella, che già negli anni 80 consegnava al pubblico una versione definitiva della propria interpretazione molto equilibrata. Anche in questo caso sembra di ascoltare il suono di un Liszt avanti con gli anni, che riprende il capolavoro della maturità con occhio disincantato. Il virtuosismo c’è ancora ma viene considerato come elemento secondario; la cantabilità dei temi melodici è meno esibita e vissuta anch’essa come lontano ricordo di passioni quasi estinte; anche i momenti tradizionalmente più trionfalistici sono collocati in una visione di reminiscenza, quasi ad anticipare il valore delle masse accordali che Liszt utilizzerà molti anni più tardi in una pagina profetica come R.Wagner – Venezia . Un disco di valore eccezionale.
Luca Chierici

 

 

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