Prologue

soprano Francesca Aspromonte
direttore Enrico Onofri
orchestra Il Pomo d’Oro
cd Pentatone 5186646
prezzo 18

Piacere fattosi abbastanza raro, l’ascoltare un disco di simile livello inciso da un’artista ancora così giovane. Innanzitutto, molto originale l’impaginazione: undici di quei Prologhi affidati a figure mitologiche o allegoriche coi quali principiavano la quasi totalità delle opere secentesche, in genere sofisticati omaggi all’aristocratico padrone di casa che ospitava la rappresentazione. Poi lo strumentale. Il Pomo d’Oro è una delle migliori compagini che nell’ormai affollatissimo panorama barocco abbiano saputo ritagliarsi posizione di prima fila, ed Enrico Onofri concerta e dirige in modo magnifico le invariabilmente splendide introduzioni, a cominciare dalla celeberrima Toccata del monteverdiano Orfeo con cui inizia la lunga carrellata che copre tutto il secolo arrivando ad Alessandro Scarlatti passando per Caccini, Cavalli, Landi, Rossi, Cesti e Stradella: in tutte, accompagnando la voce con un’intesa e una simbiosi espressiva in tutto mirabili. Voce interessantissima.
Un bel timbro chiaro e luminoso, emesso da un’ottima tecnica e controllato da musicalità perfetta: indispensabili requisiti per un certosino lavoro non solo sulla semplice parola – che sarebbe già tanto – ma dell’articolazione interna ad essa sottesa. I famigerati dittonghi con cui la mia generazione veniva massacrata al liceo: peso e colore dei quali, mossi da opportuna dinamica e scanditi da esatta dizione al servizio di intelligenza e fantasia, forniscono alla parola e quindi alla frase quel gioco d’accenti che forma l’essenza della poesia musicale barocca. Ed effetti stupendi sciorina a ogni brano Francesca Aspromonte, che per giunta è molto bella e ha mostrato di saper stare assai bene in palcoscenico.
Quell’esultanza del “dire”; quel continuo pulsare dinamico che moltiplica i colori e limita fin quasi all’inesistenza certe note fisse che nella vocalità barocca parrebbero obbligatorie; quella ferrea musicalità che regge cadenze calibratissime (sciorinando piccole ma preziose colorature, in ispecie alcuni favolosi trilli) sempre ponendo la necessità espressiva al di sopra d’ogni mero edonismo sonoro: finalmente, Anna Caterina Antonacci pare abbia trovato una degna erede. E lode maggiore non riesco a trovare.
Elvio Giudici

 

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