Schubert – Symphonies n. 1, 3 e 4

orchestra Royal Flemish 
Philharmonic 
direttore Philippe Herreweghe
2 cd Phi LPH019

Schubert-Herrenweghe

Dopo la Nona, la Sesta e l’Ottava per la Pentatone (2011-2013), Herreweghe torna a confrontarsi con lo Schubert sinfonista sull’etichetta proprietaria Phi. A paragone delle registrazioni firmate Abbado, Harnoncourt e Manacorda – tutte contrassegnate da un deciso idioma personale – il maestro fiammingo sceglie la fedeltà alla pagina scritta e impiega un organico né cameristico né strabocchevolmente sinfonico benché assai nutrito nella sezione degli archi gravi (sei violoncelli e cinque contrabbassi); il che risponde agli usi documentati del Classicismo viennese sullo scorcio finale del Settecento. Beninteso: sono opere adolescenziali, composte da un teenager fresco di studi e influenzato dagli esiti del sinfonismo mozartiano e haydniano. Ma con la “Tragica” Quarta (per una volta il sottotitolo è autentico) il clima rabbrividente di do minore, l’aggressivo attacco iniziale dei timpani e un Minuetto che già risente dei ruvidi Scherzi beethoveniani, il panorama cambia. Senza rinunciare alla chiara distinzione di linee e gruppi timbrici, Herreweghe riesce a cartografare tale cambio di passo. La sua lettura schiva del pari il filologismo riduzionista e quelle proiezioni verso un remoto futuribile musicale che magari potrebbero esser nate nell’orecchio dei posteri. Tanto più che, come documenta Xavier Hascher nelle sue note di corredo, queste pagine produssero un impatto assai limitato su una Vienna ormai colonizzata dal ciclone rossiniano, mentre le loro prime esecuzioni pubbliche ebbero luogo a decenni di distanza dalla morte di Schubert. Sinfonie giovanili non significa però immature né sbrigativamente etichettabili come “minori”. Se l’ampio esordio bipartito della Prima e l’Allegretto sornione della Terza sembrano attestare una vocazione teatrale mai concretata con successo durante la breve esistenza dell’autore, il successivo Minuetto con Trio si sfoga in coreutica ebbrezza di Ländler, e l’Andante della Quarta si apre con un cantabile di simmetrica tenerezza che è pura essenza di Lied popolare. Le audaci modulazioni armoniche del suo finale, quelle sì, paiono musica dell’avvenire se riferite alla data di composizione: 1816. Germogli dello Schubert maturo si ritrovano ad ogni passo in questi incunaboli del suo stile sinfonico; ringraziamo Herreweghe per avercelo ricordato con tanto convincente semplicità.
Carlo Vitali

 

 

 

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