Giulio Cesare, eroe barocco

Al Quartetto di Milano Raffaele Pe ha conquistato non solo con le acrobazie...

MILANO – Nella programmazione della Società del Quartetto di Milano i momenti dedicati al canto sono di programmazione non frequente ma, quando è il caso, si rivelano davvero efficaci e di alto livello: i ricordi remoti si fanno ancora presenti, quando la memoria va indietro nel tempo agli splendidi recital della Schwarzkopf o della Berganza, solamente per citare due nomi famosissimi. E nel campo delle voci controtenorili è ancora vivo il ricordo di una serata con David Daniels, interprete affascinante di un repertorio vastissimo. Ora ha debuttato al Quartetto Raffaele Pe, trentaquattrenne musicalissimo virtuoso che già da diversi anni ha conquistato il pubblico con un’arte che punta non solamente sulle acrobazie tipiche delle pagine scritte per il suo ruolo ma approfondisce in maniera poetica i testi distinguendo soprattutto il repertorio di pura agilità (in questo caso rappresentato da arie di Giacomelli, Pollarolo, Bianchi e Piccinni) da quello haendeliano, di ben altro spessore anche quando vengono utilizzati stilemi di simile virtuosismo.
Il concerto era dedicato a “Giulio Cesare, eroe barocco” e puntava sulla collezione di arie dedicate a un personaggio che ricopre un ruolo primario nella produzione teatrale settecentesca. La precisione tecnica, la cura assoluta del fraseggio, la dizione impeccabile, la fluidità nel passaggio di registro, l’osservanza delle mezzetinte fanno dell’interpretazione di Pe un elemento di raro ascolto che si è accompagnato felicemente al sostegno del complesso La lira di Orfeo da lui fondato. Le asperità esecutive degli strumenti d’epoca non facilitano certo l’ascolto complessivo e a volte fanno trasalire i puristi (come è avvenuto nello straordinario “Va tacito e nascosto” dal Giulio Cesare in Egitto del Sassone) ma allo stesso tempo aiutano a ricreare un’atmosfera originale che ci riporta indietro nei secoli. Il successo della serata è stato pieno, con un particolare riguardo come si diceva ai numeri tratti dal Giulio Cesare di Haendel. In uno di questi (il duetto “Son nato a lagrimar”) il mezzosoprano Raffaella Lupinacci si è unita a Pe con grande sensibilità, tanto che la pagina è stata ripetuta come bis al termine del concerto. Tra gli impegni futuri del controtenore è da segnalare fin d’ora il Rinaldo haendeliano a Firenze nella nota produzione di Pizzi, il prossimo 22 Marzo.
Luca Chierici

 

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249 - Febbraio 2020
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