Bellini – I Puritani

interpreti R. Barbera
A. Durlovski, G. Myshketa 
A. Palka, D. Haller
direttore Manlio Benzi
orchestra Staatsorchester Stuttgart
regia Jossi Wieler, Sergio Morabito
regia video Marcus Richardt
2 dvd Naxos 2.110598-99

 

Spettacolo dell’anno scorso, la cui parte musicale ha il pregio dell’integralità e la curiosità del ripristino dei tre brani (moderatamente belli) composti da Bellini per Napoli: terzetto Arturo-Riccardo-Enrichetta al primo atto, e al terzo la sezione centrale (“Da quel dì”) del duetto Arturo-Elvira e cabalettona finale cantata da tenore e soprano anziché solo da quest’ultimo. Benzi dirige con incisiva vigoria, ottimo senso stilistico e grande attenzione al canto: stile, ahimè, in totale asintonia con quanto accade in scena. Davvero si comincia a essere stanchi del tipico modo nordico d’approcciarsi al nostro melodramma ottocentesco: non ci credono, questi registi, lo trovano assurdo e stereotipato quindi lo prendono in giro impostandolo come un mondo di matti. Gli stereotipi ci sono, d’accordo, figuriamoci se non ci sono. Trame in larga parte sovrapponibili, caratteri privi d’evoluzione psicologica, tutto quel che si vuole: ma la musica di Bellini (o di Donizetti, di Rossini, persino di gente minore e minima loro coeva) li rende credibili non storicamente o drammaturgicamente bensì umanamente, il che vale in definitiva molto di più.
E quindi che palle, la solita immatura fanciulla che il mondo crudele rende semidemente ovvero scema, che legge un fumetto e s’immagina catapultata in un mondo dove gli uomini impugnano la Bibbia agitandola a mo’ di stendardo, le donne hanno le cuffiette e saltellano compunte, lo zio apre un baule pieno di Barbie ottocentesche, Ken imparruccati e cavallini (e nel second’atto indossa grembiulino da infermiera per accudire la nipote fuori di testa); dove Riccardo brandisce scure da film splatter mentre Arturo è un variopinto cavaliere impennacchiato uscito da un quadro di Van Dyck (peccato che il fisico bassetto e opimo di Barbera non sia adatto alla bisogna come lo sarebbe invece la splendida voce); fino alla fine, quando una trecciuta bimbetta lancia dall’alto volantini inneggianti alla vittoria di Cromwell, e Arturo – comparso semicieco, tocco inedito di quiz abbastanza idiota – si converte diventando rigido come un baccalà per uniformarsi agli altri che si muovono e s’atteggiano come gli zombi di Romero attorno a una casetta delle bambole, mentre Elvira finisce di leggere il fumettino e resta scema appoggiata a una parete. Non se ne può più. E purtroppo i soldi per documentare questi strazi ormai frusti come Noè, loro li hanno e noi parrebbe di no, sicché il mercato si satura di queste barbogie scemenze e il gusto generale sta lentamente ma temo irreversibilmente mutando. Al pari di tante altre cose, peraltro.
Nel cast, René Barbera ha la figura che ha, ma la voce è una meraviglia ed è retta da tecnica eccellente, gusto impeccabile, spiccato senso del fraseggio: la forma non era però ottimale, e il ritratto che ne sorte non è quello cui ci ha reso adusi in altre più fortunate occasioni. Ana Durlovski canta bene, ha temperamento, stile un po’ sommario, e insomma è un’Elvira vocalmente accettabile. Gezim Myshketa ha gran voce ma rozza, Adam Palka bel timbro e buona linea vocale, sicché “Suoni la tromba” un suo brado effetto ce l’ha. Scialbetta l’Enrichetta di Diana Haller, che giustifica assai poco l’inclusione del modesto terzetto con Arturo e Riccardo.
Elvio Giudici

 

 

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