Ciaikovskij – La dama di picche

interpreti B. Jovanovich 
E. Muraveva, V. Sulimsky
I. Golovatenko, H. Schwarz
direttore Mariss Jansons
orchestra Wiener Philharmoniker
regia Hans Neuenfels
regia video Tiziano Mancini
2 dvd Unitel 801408

 

Sorpresa! Uno dei più indiscussi campioni di tedeschissimo Konzept-Quiz, stavolta svolge un Konzept non solo privo d’alcun quiz, ma del tutto pertinente.
Idea centrale un Hermann “diverso” da una società fatta di morti viventi, in cui tuttavia vuole lucidamente entrare a mezzo del denaro, che proprio perciò attrae una Lisa orrificata all’idea d’un suo futuro in seno a tale società. Dunque il quadro sociale è descritto con ragazzini in gabbie da cui escono cantando ma tenuti al guinzaglio da grasse governanti in crinoline; mentre il coro è tutto in nero oppure in tenuta fetish con maschera sul viso, entro una scatola scenica nera dove scorrono parallelepipedi neri in guisa di tante bare, entro cui si muove Hermann che veste una sorta di casacca da imbonitore circense sopra il petto nudo. Lisa austeramente chic in castigatissima camicetta bianca, mentre Polina è in puro femme fatale con berretta nera, e la Contessa – “altra” pure lei – esibisce un’inquietante parrucca stile charleston color arancio e un abito verde mela con enorme fiocco sul davanti. Hermann e la Contessa s’incontrano tra un ruotar di pareti lucide tipo Signora di Shangai di Welles. La zarina compare alla festa in guisa di scheletro con spropositate braccia e tiara sberluccicante sul teschio, portata su un carro e mossa da servi di scena in stile Bunraku giapponese. Durante l’aria di Yeletsky, Lisa si vede al desco attorniata da quattro pargoli e il suo futuro di fattrice non l’attrae proprio per niente. L’intermezzo pastorale è recitato da ballerini davanti a tre spettatori in bianco con candide maschere ovine. In quel buio perenne, esplode il bianco accecante della camera stile ospedale della Contessa, esserino calvo e rattrappito che al comparire di Hermann lo abbraccia maternamente e s’infila in bocca la sua vanamente minacciosa pistola. Il suicidio di Lisa è in geniale chiave metaforica: su un luminosissimo riquadro in fondo si silhouetta la sua ombra, lei si avvicina e la strappa accartocciandola. Contemplato da una sardonica Contessa proiettata in alto, Hermann si uccide sul tavolo da gioco e sprofonda in esso. Tutto chiaro, logico, estremamente suggestivo e tenuto in costante tensione narrativa. In questo, la sintonia col podio è perfetta.
Jansons considera quest’opera tra le dieci migliori di tutto il repertorio, e l’amore è evidente: esiste già un suo video da Amsterdam (quello in autobiografica chiave gay centrato sul compositore, che inizia con la fellatio praticata a Yeletsky e procede di conseguenza. Non scandalo, figuriamoci, molto peggio: sbadiglio) ma questo è meglio. Potente respiro sinfonico, tavolozza cromatica densa e contrastatissima, agogica ampia e spudoratamente debordante d’armonici, russa che più russa non si può: capolavoro.
Brandon Jovanovich regge con fatica l’impossibile tessitura, ma insomma la regge: molti acuti spinti di gola alla disperata, però il centro è solido quantunque pago troppo di se stesso e avaro di chiaroscuri. Quelli che invece Evgenia Muraveva avrebbe, ma la sua voce leggera e luminosa è spesso a mal partito con le dure richieste in acuto della parte. Magnifico lo Yeletsky di Igor Golovatenko, un fior di voce governata da ottima tecnica; ingolato e opaco il Tomsky di Vladislav Sulimsky; insoffribile la Polina tutta urlacchiata di Oksana Volkova; quanto alla Contessa che ripensa al passato, è parecchio idonea a una Hanna Schwarz che di canto ne esibisce punto, limitandosi a un parlato poco intonato e, allorché deve compitare in francese, di idioma burgundo.
Elvio Giudici

 

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