Corelli Concerti grossi op. VI

direttore al cembalo Ottavio Dantone
ensemble Accademia Bizantina
regia Claudio Piovesana
formato 16:9
2 dvd AB/24fps, s. n. cat.

 

 

Corelli-Concerti-grossi

Né Arcangelo Corelli né alcuno dei suoi contemporanei si sarebbe mai sognato di suonare in sequenza una collezione di dodici concerti. Sillogi come queste erano un guardaroba da cui estrarre al massimo un paio di numeri per interfoliare un’accademia poetico-erudita, una festa da ballo, oppure i due tempi di un oratorio. Oggi il mutato codice sociale riesce invece a far digerire un autentico tour de force della durata di quasi tre ore, sebbene suddiviso in due serate consecutive: il 16 e 17 luglio 2013 nella basilica milanese di Santa Maria della Passione. Banchi scomodi, ambiente caldo e affollato, niente distribuzione di sorbetti e rinfreschi nell’intervallo. Siamo martiri e talebani della cultura o non dovremmo piuttosto imitare l’approccio random di quei nostri avi, capaci di assaporare in più umane porzioni il banchetto immateriale dell’ascolto così da scongiurare il rischio della saturazione cerebrale e del suo fatale corollario: l’anestesia? Per chi voglia tentare l’esperimento giunge opportuna l’uscita in dvd delle suddette serate milanesi, filtrate da una sapiente regia video che, come una benigna lezione di analisi, sceneggia il dialogo serrato fra soli, concertino e ripieni. E in più ci mostra i primi piani dei musici concentrati nello sforzo di cavalcare i loro strumenti d’epoca sotto l’implacabile sferza agogica del maestro Dantone, realizzando nel contempo un profluvio di abbellimenti che, seppure provati e riprovati, trasmettono brividi di avventura sul ciglio perenne del disastro. Gran lezione di suonare assieme da cui emergono con protagonistica evidenza il primo violino Elisa Citterio, l’arciliuto Tiziano Bagnati e il violoncello di concertino Marco Frezzato. Dovessimo suggerire una prima sequenza d’assaggio, punteremmo anzitutto su un Quarto concerto tutto legature, intrecci e fioriture volanti; clima sospeso poi sbaraccato da un finale a dir poco furibondo. Subito dopo, una visita alla celebre piva natalizia dell’Ottavo, dove il rustico gioco di canto e bordone poggia principalmente sulle capaci spalle dell’arciliuto. Se la sorpresa è il cibo del Barocco non si può negare a Ottavio Dantone il dono di sorprendere. Magari forzando un poco il testo scritto e mischiando le carte della tradizione interpretativa, però entro i binari di un ferreo professionismo che, in video come dal vivo, basta a far spettacolo.
Carlo Vitali

 


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