Donizetti Il borgomastro di Saardam

solisti G. Caoduro, J.F. Gatell, A. Concetti, I. Dubrovskaya, A. Wakizono e altri
orchestra e coro Donizetti Opera
direttore Roberto Rizzi Brignoli
regista Davide Ferrario
regia video Matteo Ricchetti
dvd Dynamic 37812
sottotitoli Ita, Eng, Fra, Deu
prezzo 24,30

Il borgomastro di Saardam, melodramma giocoso di Donizetti su libretto di Domenico Gilardoni, condivide d’appresso la trama col più fortunato Zar und Zimmermann di Lortzing (1837); nessuna meraviglia, visto che entrambi derivano dal dramma buffo Le Bourgmestre de Sardam ou les deux Pierre di Melesville, Boirie e Merle. Commedia degli equivoci in stile boulevardier, che innesta su un nucleo di storia romanzata un omonimo plebeo dello zar Pietro il Grande e un quadrilatero amoroso concluso dal solito lieto fine a scorno del ridicolo vecchiaccio galante; appunto il borgomastro Wambett. L’intonazione donizettiana della svagata vicenda debuttò nel 1827 al Teatro del Fondo di Napoli con larghi inserti in lingua partenopea (successo consacrato dalla presenza di re Francischiello e della corte borbonica), poi l’anno successivo alla Scala in versione normalizzata ma con esito disastroso. Su quest’ultima si basa l’odierna revisione critica a cura di Alberto Sanzogni.
In tempi moderni l’opera era già stata riesumata nel 1973 on original location: la cittadina olandese di Zaandam dove lo zar era andato in incognito nel 1697 ad apprendere le moderne tecniche di costruzione navale. Il presente dvd, registrato dal vivo nel novembre 2017 al Teatro Sociale di Bergamo sotto l’egida della Fondazione Donizetti, rappresenta quindi la prima occasione per riscoprire questo titolo minore di un giovane operista non ancora consacrato dai capolavori del decennio successivo. Suo punto di forza è il ritratto dello zar-carpentiere come un incrocio fra spensierato burlone e consapevole statista: la sua grande aria eroica “Va’, e la nave in un baleno”, recuperata dalla versione napoletana, offre al baritono Giorgio Caoduro l’opportunità di sfoggiare un raro talento di belcantista. Buone prestazioni anche dal tenore Juan Francisco Gatell (un falso Pietro cordiale e assertivo), dal soprano-coloratura Irina Dubrovskaya (Marietta) con volatine e temerarie puntate nel sopracuto che fanno perdonare il recitativo non sempre immacolato, nonché dal buffo Andrea Concetti nel ruolo titolare, clone nordico del rossiniano Don Bartolo. Un poco deludente il mezzo nipponico Aya Wakizono (Carlotta) in una particina che non le consente di valorizzare il suo timbro caldo e brunito.
La dinamica bacchetta di Roberto Rizzi Brignoli galvanizza l’orchestra e soprattutto il coro presente in scena dall’inizio alla fine, ma muovere i corpi non sembra l’obiettivo supremo per la regia di Davide Ferrario. Un incombente scheletro di vascello in costruzione, segno scenografico forte, occupa gran parte dello spazio relegando ai margini tutto il resto; difetto cui la regia video ripara alternando giudiziosamente i primi piani ai campi medi e lunghi. Molte citazioni architettoniche in proiezione rimbalzano lo spettatore fra Bergamo alta e i palazzi neoclassici di San Pietroburgo; rapinoso viaggio virtuale nello spazio-tempo che sulle prime avvince ma a lungo andare stucca. Coerenti e funzionali i costumi di Giada Masi, benché postdatati di circa due secoli forse in omaggio alla Russia proletaria di Gorkij.
Carlo Vitali

 

 

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