Salieri – L’Europa riconosciuta

interpreti D. Damrau, D. Rancatore, G. Kühmeier, D. Barcellona, G. Sabbatini  
direttore Riccardo Muti
orchestra, coro e corpo di ballo del Teatro alla Scala
regia Luca Ronconi
dvd Erato 0190295889982
prezzo 20,50

Alla Europa riconosciuta di Antonio Salieri toccò in sorte di inaugurare il 3 agosto del 1778 il Nuovo Regio Ducal Teatro di Milano, più comunemente noto in seguito come Teatro alla Scala, e identico onore fu concesso a quest’opera duecentoventisei anni più tardi, il 7 dicembre del 2004, quando il teatro milanese la scelse per la riapertura al pubblico susseguente agli importanti lavori di ristrutturazione della sua ormai celebrata sede. Onore in entrambi i casi invero meritato, poiché Salieri, ventottenne in quel 1778, era già in grado di dichiararsi idoneo a portar il peso di siffatta cerimonia mentre oggi è tuttora autore di meriti indiscussi ancorché in parte corrosi dal tempo. Nessuno forse in quella data di nascita dell’opera e del suo luogo di rappresentazione poteva prevedere quanto l’evento potesse arridere nel futuro al prestigio mondiale del teatro milanese ma è un fatto che gli arrise di certo vista la fama che esso s’è guadagnata nel tempo a venire. E l’idea di affidare all’ormai declinante titolo del musicista di Legnago il compito di soprintendere a questa assai più recente riapertura è stata, a giudizio di chi scrive, idea scontata e insieme felice. Saranno i posteri a decidere se questa Europa sia degna di raccogliere il testimone dell’antico privilegio, ma su ciò è impossibile enunciare dati certi; rimane però il peso inobliabile di quella storica investitura. Europa riconosciuta non è forse il titolo massimo di Salieri (a tacer d’altro dovendo subire la concorrenza delle più note Danaïdes) ma è pur sempre, a un ascolto odierno, lavoro di grande autorevolezza della cui maestria e finezza nel proporre il modello neoclassico nessuno può discutere. E semmai può azzardarsi che da quella severa e nobile struttura non è facile enucleare bagliori musicali di quelli riservati ai predestinati; è per l’appunto nella magistrale organicità della struttura e in talune innegabili profezie strumentali di un futuro che sta per arrivare (il beethovenismo avanti lettera dei suoi episodi colloquiali) che va indagata l’abilità dell’enunciato di Salieri; e pazienza se il gossip s’è impadronito di questo autore facendone una specie di killer mozartiano per invidia: il gossip è gossip ma la realtà non condivide.
La Scala ha corrisposto con dovizia di mezzi e competenza al proprio compito autocelebrativo, come certifica il dvd ora messo in circolo. Tutto splende della luce della qualità superiore in esso; a partire dalla direzione orchestrale di Riccardo Muti, che di quello stile è depositario illustre e probabilmente oggi invitto per la tenuta e il risalto concessi alla materia, quasi da trattato di musicologia. E a convincersene basterebbe far caso a un episodio quanto si vuole periferico eppur probante affatto: l’esecuzione del comparto di danze che si ascolta nel Finale Primo. Le musiche sono di qualità eccellente e la realizzazione pretende l’applauso, vuoi per la guida orchestrale, di estrema eleganza nelle sue venature canoviane, vuoi per la partecipazione di due étoiles quali Alessandra Ferri e Roberto Bolle all’azione coreografica del corpo di ballo scaligero diretto da Frédéric Olivieri. Un momento di spettacolo non facilmente eguagliabile. E quindi il raro apporto di una compagnia di canto di perfetta aderenza al dettato salieriano, che oserei giudicare imperfettibile; la faticosa scrittura delle parti femminili di Europa e Semele va accreditata con lode alle due protagoniste, Diana Damrau e Désirée Rancatore, mirabili nel riprodurne i terribili abbellimenti e in pieno dominio della rispettiva parte scenica; mentre ad esse fanno corona due “mezzi” (all’epoca castrati) di ottimo rango, Daniela Barcellona nei panni di Isséo, e Genia Kühmeier come Asterio. Last but not least il tenore Giuseppe Sabbatini che ha l’ingrato compito di addossarsi la parte del cattivo di turno, Egisto, con appropriata cadenza di stile. A completare l’alto profilo di uno spettacolo d’ordine superiore infine non si trascura l’apporto di una regia teatrale qual quella messa in atto dal compianto Luca Ronconi, il quale, avvalendosi dei superbi costumi di Pier Luigi Pizzi, disegnò secondo suo costume un apparato scenico che non funge solo da sfondo, per raffinato che esso sia, ma ne riproduce con intelligenza la funzione di storica coincidenza con la tematica dell’opera.
Aldo Nicastro

 

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