Cinzia Dichiara

Voi che sapete
Il personaggio di 
Cherubino ne “Le Nozze di Figaro” 
editore Lim
pagine 203  
euro 28

 

Chissà perché, con lo stesso impulso subliminale innescato da una certa modulazione, anche attesa, il termine “la folle journée” mi ha sempre evocato con naturale fulmineità la figura di Cherubino, non solo per l’involontaria provocazione che essa reca entro lo svolgimento frenetico ma per quel passo musicale sospinto da un’ansia adolescenziale che mi ha portato a scorgere in esso un immaginario autoritratto mozartiano. Sensazioni che trovano un ben più ampio assestamento nel lavoro di Cinzia Dichiara che a Cherubino ha dedicato un’ampia ricerca mossa dalla convinzione del ruolo centrale occupato dal personaggio, nonostante scompaia dalla scena alla fine del secondo atto per riapparire soltanto nel finale. Eppure, pensa l’autrice, Cherubino è sempre presente, protagonista segreto dunque nell’attivare quella tensione amorosa che va decantandosi lungo la “giornata”, fino a toccare un orizzonte che porta il sentimento “al di là dell’umana finitezza”. Miracolo della musica che solleva la vicenda dal “terreno pragmatico di Beaumarchais” per sfiorare l’assoluto; non è ancora la luminosa sacralità del Flauto magico ma la direzione è quella, suggerisce l’autrice osservando la ritualità della conclusione della folle journée, pur sempre filtrata attraverso le lenti di chi, come Mozart e Da Ponte, “non si prende mai troppo sul serio”. Una proposta originale, rischiosa se vogliamo, ma mai avventata per la consapevolezza con cui l’autrice affonda la propria ricerca nel terreno sconfinato di una letteratura entro cui si muove con cautela e saggezza nel separare il grano dal loglio e illuminare le zone che confortano il proprio pensiero. Tutto ciò in un ampio percorso che consente al lettore, anche non necessariamente in possesso dei ferri del mestiere, di entrare entro le spire di quel caleidoscopico universo che sono Le Nozze di Figaro e di beneficiare di insospettate sorprese. Come quelle che ci riserva sempre Mozart.
Gian Paolo Minardi

 

 

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