Vittorio Sermonti – Sempreverdi

14 opere in forma di racconto, scritte e lette 
audiolibro Emon

 

Perdoniamogli un “in Milano”, un “Màcbet”. Ma queste presentazioni servono a qualcuno? “Spiegano al popolo”, come recita il risvolto di copertina, il melodramma verdiano? E il melodramma verdiano ne ha bisogno? La divulgazione, in Italia, oscilla tra semplificazione e autocompiacimento del divulgatore. Prosa che scimmiotta vezzi libretteschi. Citazioni alla lettera inserite come pietre preziose nel racconto. Voce tonante. Che disordina le frasi facendone perdere il filo. “Mettiamo che una bella donna del jet set, ricchissima e potentissima di famiglia sia pazza di uno scapolo d’oro, a sua volta bello e addirittura eterosessuale. Ma che con la bella ricchissima faccia il pesce in barile, perché innamorato di una colf extracomunitaria”.

Aida! Be’, se questa è divulgazione, io sono un sinologo. Otello non è mica una storia “scema” come Nabucco, Ernani, e simili, ma Shakespeare! Il baritono se ne sta sbracato su un seggiolone. Falstaff. Si può continuare, opera per opera. Sono 14: Nabucco, Ernani, Attila, Macbeth (pardon! Màcbet), Rigoletto (Gilda è una Lucia che cede a don Rodrigo, sic!), Trovatore, Traviata (descrizione – un pà pà – del Preludio), Forza del destino, Don Carlo, Aida, Simon Boccanegra, Otello, Falstaff. Ecco: è l’opera che ci addita il destino che deve fare questo cd: giù nell’“acqua del Tamigi”, come il baritono sbracato sul seggiolone. Ci si chiede da dove il successo di simili spacconate. Vabbe’, questa è l’Italia. O no?
Dino Villatico

 

 

 

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