Borgogna

Il Medioevo rivive nelle travi esterne in legno di Digione, dove “Il flauto” mozartiano è diretto da Rousset, e nel monteverdiano “Ritorno di Ulisse” cantano Villazón e Kožená

DIGIONE1Tra vigneti, antiche abbazie e villaggi di cui è fornitissima, la Borgogna, regione francese a sud-est di quella di Parigi, a poche ore di auto da Milano, Torino e Genova, sembra essersi fermata all’epoca medievale. Una sensazione dovuta anche ai suoi numerosi e solitari castelli disseminati nelle campagne che le donano un fascino del tutto teatrale. Ma non solo. Perché qui si trovano angoli nascosti e misteriosi da scoprire in maniera originale, magari attraversando su appositi battelli i mille chilometri di canali e percorsi fluviali che hanno fatto la sua fortuna. Basti pensare che la fama della Borgogna nel mondo è dovuta ai suoi vigneti. E proprio la Strada dei Grandi Vini, soprannominata gli Champs-Elysées della Borgogna, è fra gli itinerari più affascinanti per attraversarla, a stretto contatto con la natura. Così, partendo da Digione, capoluogo di regione, si può arrivare a Santenay, passando da Nuits-St-Georges e Beaune, ma spaziando anche nella parte più meridionale, scoprendo così la Roche de Solutré e i paesaggi che hanno tanto ispirato il grande poeta Lamartine fino a spingersi più ad ovest, nella parte della Valle della Loira appartenente alla Borgogna. Molte sono le bellezze architettoniche che s’incontrano nelle sue città. Come, ad esempio, a Beaune che fu in epoca medievale la residenza preferita dei duchi di Borgogna, tra i principi più potenti d’Europa. Impossibile qui non restare incantati dall’Hôtel-Dieu, un imponente ospedale per i poveri fondato nel Quattrocento, capolavoro dell’arte fiamminga, i cui tetti di tegole verniciate sono diventati l’immagine più famosa della Borgogna. Ma non è da meno Chalon-sur-Saône con la sua pittoresca Place Saint-Vincent, dominata dalla cattedrale. A poca distanza si trova il Museo Nicéphore Niepce, dedicato al celebre fotografo che qui nacque nel 1765 e che contiene al suo interno seimila tra macchine fotografiche e strumenti ottici ed oltre tre milioni di fotografie. A Nevers invece si può visitare il Palazzo Ducale, considerato come il primo castello della Loira e la sontuosa cattedrale gotica di Saint-Cyr-et-Sainte-Julitte. Ma è Digione a colpire per il suo eccezionale patrimonio architettonico, concentrato principalmente nel centro storico. Questa città custodisce splendidi edifici e palazzi come, ad esempio, il palazzo dei Duchi e degli Stati di Borgogna che, sovrastato dalla Torre di Filippo il Buono, ospita oggi il Museo di Belle Arti e il Municipio. E a stupire sono anche le antiche dimore a graticcio che fanno di Digione una città fuori dal tempo. Un piccolo gioiello d’architettura è anche il Grand Théâtre, inaugurato nel 1828 e della capienza di quasi settecento posti, la cui facciata è stata dichiarata monumento storico di Francia. Qui due nuovi ed interessanti allestimenti si susseguono a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro. Il primo, dal 17 al 25 marzo, è Il flauto magico di Mozart con la regia di David Lescot e la direzione di Christophe Rousset con Jodie Devos, Siobhan Stagg e Julian Prégardien fra gli interpreti. Mentre il secondo, dal 31 marzo al 2 aprile, vede il monteverdiano Ritorno di Ulisse in patria, diretto da Emmanuelle Haïm e con la regia di Mariame Clément, alle prese con un cast di star capitanato da Rolando Villazón e Magdalena Kožená.

(Antonio Garbisa)

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