baritono André Schuen pianista Daniel Heide direttore Roberto Gonzáles-Monjas orchestra Mozarteumorchester Salzburg cd Dg 4867186

I recital più stimolanti, almeno per me, sono quelli che non solo mettono in vetrina la mercanzia vocale, ma propongono un percorso. Il ladino Schuen, come dichiara lui stesso nel fascicolo d’accompagnamento, si sente molto legato a Salisburgo dove ha studiato e compiuto i primi passi d’una carriera che lo ha portato ai massimi livelli odierni. Dunque Salisburgo, dunque orchestra del Mozarteum, dunque il violinista ora direttore (molto bravo) Gonzáles-Monjas studente salisburghese pure lui, e dunque soprattutto Mozart: di cui Schuen è ora interprete di sicuro riferimento col suo splendido timbro brunito, la sua linea così morbida e compatta perché benissimo appoggiata e proiettata, resa materiale – indispensabile materiale, senza di che non c’è personalità che valga, meno che mai in Mozart – per la fantasia e la personalità d’un artista d’eccezione. Figaro e Conte delle Nozze, appaiate al sublime Lied Abendempfindung, come riscontro all’aria notturna di Figaro, con un legato d’altissima scuola. La grande, magnifica aria da concerto “Mentre ti lascio, o figlia”- composta per il basso Gottfried von Jacquin – a introdurre Don Giovanni, con la sua serenata preceduta dal Lied Komm, liebe Zither. L’austera cantata massonica che introduce al Papageno del Flauto. Di Guglielmo del Così, l’aria alternativa “Rivolgete a lui lo sguardo”, molto più difficile e acuta della definitiva (che resta comunque assai più bella). In tutti i brani, Schuen – di cui non ho mai abbastanza lodato le incisioni dei tre grandi cicli di Schubert – mi ricorda dappresso la grande arte – resa d’immediata comunicativa – di Hermann Prey, sommo mozartiano e schubertiano sublime: sono certo che se ne dimostrerà erede più che degno.
Elvio Giudici



