Amare o regnare? I dilemmi del Mozart teenager

Con "Il re pastore", in scena dal 15 febbraio, la Fenice riscopre l'operista adolescente

La Fenice torna all’insegna del Settecento: febbraio dedicato alle opere giovanili di Mozart, marzo a due rarità di Albinoni (La Statira e Il Pimpinone). I sedici e i diciannove anni del salisburghese sono Il Sogno di Scipione, festa teatrale per tre soprani e tre tenori (al Malibran dall’8 al 16 febbraio con un team creativo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia) e Il Re pastore, dramma in due atti del 1775 con la regia di Alessio Pizzech e la direzione, in entrambi i titoli, di Federico Maria Sardelli, con un cast in cui figurano Juan Francisco Gatell, Roberta Mameli, Giulia Semenzato, Silvia Frigato e Francisco Fernandez-Rueda. Recite dal 15 al 27 febbraio.

Pizzech, come si mette in scena una favola arcadica in cui un principe ereditario degradato (Aminta), è pronto a rinunciare per amore al trono che gli vorrebbe restituire nientemeno che Alessandro Magno?

“L’opera nasce come riflessione politica sulle virtù del principe, dunque un omaggio ai committenti. L’impianto drammaturgico metastasiano è apparentemente semplice, calato in un clima boschereccio, ma i personaggi hanno una loro complessità che ben si presta a una lettura esistenzialista”.

Chi è per lei Aminta, ovvero il re pastore?

“Aminta è un uomo che ha scelto l’isolamento, che s’è ritagliato un suo angolo di pace lontano dalle guerre e dalla grande storia. Ha scelto la marginalità, che per me è il deserto, uno spazio pietroso dove vivere in un camper. Viene però invaso all’improvviso da persone che non abitano questo microcosmo e che lo vogliono far diventare re, qualcosa di diverso da ciò che è”.

Amare o regnare?

“Un bel dilemma. Alessandro lo porta in un giardino perfetto e vuole che sposi Tamiri. Inevitabile che Aminta viva tutto questo come una prigione. È la sua ostinazione a voler amare Elisa che riuscirà a riportare l’ordine delle cose (e delle coppie)”.

Sembra un canovaccio primordiale degli intrecci amorosi di Così fan tutte. Ovviamente calati in tutt’altro scenario.

“Il gioco della doppia coppia appassiona Mozart perché gli consente di sfumare le diverse gradazioni dell’amore. Nel suo teatro non c’è l’amore, ma un modo di amare diverso per ogni personaggio. Idem sugli sviluppi dei caratteri: Elisa, che ama Aminta, all’inizio è una ragazzetta semplice, ma poi acquisisce carattere quando gli viene negato il suo sposo. Nessun carattere in Mozart, tranne Don Giovanni, resta uguale a sé stesso dall’inizio alla fine”.

Non un ordine politico ma un ordine dei sentimenti, sembra dire quest’opera. Ma col linguaggio di Metastasio sarà difficile procedere alla lettera.

“Nel creare un’azione teatrale con questo materiale bisogna sviluppare tutto alla luce di quello che abbiamo saputo dopo. Se in Metastasio leggo “ondeggio”, non è un solo una parola poetica. Ma è qualcosa di freudiano. Con tutte le implicazioni che questo comporta”.

Luca Baccolini

 

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