Alla Biennale di Venezia il pianoforte che suona da solo

Programmato per eseguire tutti i brani dei migliori interpreti della storia

pianoforte_che_suona_da_soloFino al 22 novembre la musica attraversa la 56ma Biennale d’Arte di Venezia (curata da Okwui Enwezor) come una colonna sonora che orienta i percorsi dell’ascoltatore arricchendo le suggestioni visive. Fra questi una creazione del pianista compositore afromericano Jason Moran ospitata nel Padiglione 7 delle Corderie dell’Arsenale. Moran ha realizzato un’installazione con tecnica mista e suono registrato, nella quale ai minuti 0-8 di ogni ora il nuovo pianoforte autosuonante della Steinway, Spirio, riproduce He cares, composto e suonato dall’autore. Il brano si abbina a canti di lavoro provenienti da un’installazione adiacente, Savoy Ballroom 1: Jason Moran, ha predisposto una sorta di mappatura a tempo dei canti di lavoro nelle prigioni, nei campi, nelle case. In una campionatura dei canti di una prigione statale dellaLouisiana (Angola), il tempo varia da 57 a 190 battiti al minuto. Quello presentato a Venezia in anteprima europea non è il primo player piano ad apparire sul mercato ma ciò che lo differenzia dagli altri modelli è il sistema ad altissima definizione, frutto della più sofisticata ingegneria del suono, in grado di riprodurre, senza esecutore, le sfumature del pedale e del tocco presenti nelle interpretazioni registrate live. Inoltre, grazie all’azione di un iPad che comunica con il pianoforte via Bluetooth, lo strumento è in grado di suonare circa 1700 brani registrati dai massimi interpreti della storia. Il player piano sembra rappresentare la nuova frontiera del mercato negli Usa, dove il 30% degli strumenti venduti sono proprio quelli autosuonanti. Le applicazioni sono tra le più diverse: da quella compositiva e sperimentale a quella domestica, che consente di vedere e sentire le migliori esecuzioni di ogni tempo, quasi come in un live.

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