Quanto costa il virus alla classica

Evaporati 15 milioni di incassi e 3800 eventi. Su Classic Voice il primo bilancio. Quando si tornerà in scena?

 

 

ROMA – Non è facile parlare di musica e di teatro mentre questo maledetto Coronavirus continua a spargere lutti e dolore, angosciando le nostre giornate ancora cadenzate dai penosi bollettini che ci aggiornano sul numero dei deceduti e dei contagiati. Fra le ferite da cui dovremo cercare di guarire, speriamo il più presto possibile, ci sono anche quelle che hanno cambiato le nostre vite, privandoci delle cose che amiamo e a cui non vogliamo rinunciare: un concerto, una recita d’opera, uno spettacolo di prosa, un film, una mostra, un museo. Un intero settore che in questo momento non è in prima linea come altri, ma che dà lavoro a migliaia di persone. Anche su queste persone, l’emergenza si è abbattuta con la violenza di una mannaia.

Cronaca di un’ecatombe
Per ora, la sola cosa certa sono i danni da mettere a bilancio fino a questo momento. Federvivo, la federazione che comprende tutti i comparti dello spettacolo dal vivo, ha elaborato una stima per la prima settimana di chiusura (l’ultima di febbraio) che indica in 7.400 gli spettacoli cancellati e in 10,1 milioni la perdita al botteghino. Difficile ancora fare un calcolo preciso limitato a teatri e istituzioni concertistiche, ma si può ricavare qualche elemento dai dati pubblicati nell’ultimo Annuario dello spettacolo della Siae, uscito nel maggio 2019 e riferito all’anno solare 2018. La chiusura finora imposta a tutti gli spettacoli è stata di poco più di un mese. Considerando i dati di tutto l’anno 2018 e dividendoli per ogni mese, se ne deduce che questo stop sia costato complessivamente circa 15,7 milioni di mancati incassi al botteghino così suddivisi: 8,9 per la lirica, 2,7 per il balletto e 4,1 per la concertistica. Il dato è complessivo e riguarda tutte le istituzioni musicali, dalle fondazioni liriche alle più piccole società dei concerti. Gli spettacoli cancellati equivarrebbero, secondo questo calcolo, a 2.473, dei quali 309 per la lirica, 708 per il balletto e 1.456 per i concerti, mentre gli spettatori in meno potrebbero essere attorno ai 650.000 (200.000 per la lirica, 168.000 per il balletto e 282.000 per la concertistica). Ripetiamo che si tratta soltanto di una proiezione di cifre, quindi da considerare semplicemente orientative. Per quanto riguarda l’opera, per esempio, si sa che i mesi più ricchi quanto a incassi e spettatori sono luglio e agosto, grazie a sedi molto capienti come l’Arena di Verona e altri teatri all’aperto, quindi per il solo aprile le cifre potrebbero essere inferiori. Ma valgono comunque per dare un’idea.
Per restare alle sole fondazioni liriche, questo primo periodo di chiusura (dal 25 febbraio al 3 aprile) ha comportato la cancellazione dal calendario stagionale di 151 recite d’opera, 21 di balletto, 80 concerti e oltre un centinaio di altre manifestazioni, tra cui prove aperte al pubblico e opere per bambini che pure concorrono al punteggio per il Fus. Alcuni spettacoli sono stati per il momento sospesi, in attesa di capire se sarà possibile riprogrammarli. Intanto molti contratti con gli artisti sono stati cancellati per forza maggiore e per molti dipendenti si stanno utilizzando le ferie o la cassa integrazione. Di quanto sia grave la situazione è consapevole anche il governo che ha ritenuto di dovere intervenire con un primo stanziamento nel decreto del 17 marzo 2020, il cosiddetto “Cura Italia”. Tre i provvedimenti adottati: con l’art. 38 si riconosce un’indennità di 600 euro per il solo mese di marzo agli iscritti al fondo pensioni lavoratori dello spettacolo con un reddito non superiore a 50.000 euro l’anno; con l’art. 88 si fissano le regole per il rimborso degli spettacoli che non sono stati effettuati: l’acquirente può fare richiesta di rimborso entro 30 giorni e il venditore (cioè il teatro o l’istituzione che hanno venduto quei biglietti) entro altri 30 giorni deve emettere un voucher di pari importo che potrà essere utilizzato entro un anno; con l’art. 89 si dispone lo stanziamento di 130 milioni (di cui 80 in parte corrente e 50 in conto capitale) da ripartire fra spettacolo, cinema e audiovisivi entro 30 giorni, quindi indicativamente entro metà aprile (ma dal Mibact fanno sapere che si procederà con urgenza). È chiaro che si tratta soltanto di un primo intervento per fronteggiare l’emergenza, ma che serviranno altre misure se la chiusura si protrarrà nel tempo.

Gli artist free lance
Chi sta vivendo una situazione molto difficile sono gli artisti senza stipendio fisso (cantanti, solisti, ensemble ecc da camera) che hanno visto cancellare i loro contratti e che vedono a rischio quelli per i prossimi mesi. Chi non lavora, non viene pagato. Per dare un’idea, la Fenice da sola ha dovuto sospendere, con la speranza ma non la certezza di poterli recuperare, contratti con 65 artisti. Domenico Balzani, vicepresidente di Assolirica, associazione professionale nata per tutelare gli artisti lirici, avrebbe voluto che il decreto del governo vincolasse i teatri a destinare parte del contributo straordinario al pagamento delle spettanze pregresse. “La maggior parte dei nostri associati non arriva a guadagnare 50.000 euro l’anno, con tutte le spese a carico, essendo lavoratori autonomi, e con tutte le incognite legate a quel particolare strumento che è la voce umana. Un comprimario che arrivi a mettere insieme 25.000 euro e che si ritrovi a non poter lavorare per un lungo periodo può trovarsi a dover affrontare seri problemi di sopravvivenza. Questo si aggiunge alla piaga ormai cronica dei ritardi nei pagamenti. In Italia ci sono diversi teatri che saldano il conto dopo anni o, quando va bene, dopo mesi. All’estero i cachet sono inferiori, ma sono pagate anche le prove, così se uno spettacolo si cancella” (….)

L’inchiesta di Mauro Balestrazzi continua sul numero di Classic Voice in edicola o su www.classicvoice.com/riviste.html

 


Prodotti consigliati