Adams The John Adams Edition

direttori: John Adams, Gustavo Dudamel, Alan Gilbert, Kirill Petrenko, Sir Simon Rattle
orchestra Berliner Philharmoniker
4 cd e 2 Blu-ray Berliner Philharmoniker Recordings

 

Non vi basterà un giorno, o una notte, per bagnarvi nel fiume che scorre in questo gioiello editoriale. Lo potrete risalire come salmoni, se non siete “on line” con la musica di John Adams, o discendere eccitati, se invece sì. In ogni caso ne sarete sommersi: quattro cd audio, due Blu ray che replicano in video le quasi cinque ore di concerti dal vivo della “residenza Adams” a Berlino (2016-2017, anno del suo settantesimo compleanno) e aggiungono bonus per 19 minuti (conversazione fra Adams e Sarah Willis, ch’è poi primo corno dei Berliner ma “from England”), più 45 di brevi “rides” con Peter Sellars e altri 17 di conversazioni, sempre con Peter. Parliamo di dieci ore di musica da ascoltare e da vedere. E in qualità non si scherza: registrazione in 24-bit/192 kHz, recuperabili anche in download grazie ad apposito codice. In più, un altro codice personale vi permetterà di navigare gratis per sette giorni sette nel cartellone della Philharmonie, cioè assistendo in remoto (conoscete le loro regie, vero?) ai concerti che la migliore orchestra sinfonica della vecchia Europa riversa in streaming, rispetto alla cui apertura sul mondo i Wiener impallidiscono.
Nel grande box rettangolare si apre un volume patinato di 103 pagine con i testi cantati e corredo fotografico naturalistico-astratto ch’è un piccolo catalogo d’arte; prima ancora di ascoltare giriamo fra le mani uno dei prodotti più editorialmente raffinati che oggi si possano accarezzare, nel tempo delle piattaforme digitali che il piacere della veste grafica lo fanno sognare.
Dentro questo ben di dio, una John Adams Edition vera, anche se non definitiva: documento quasi completo sul compositore americano che, preso il volo dal minimalismo, mai peraltro dimenticato, ha scritto musica massimalista per far ruggire i motori delle orchestre di Formula Uno. Le stagioni di Adams ci sono tutte: si va dal bellissimo Harmonielehre del 1983, “il mio Uccello di fuoco”, fino al più ambizioso progetto ai limiti del teatro musicale, The Gospel According the Other Mary del 2012 (due ore e venti di canto e orchestra che Rattle ha preso per sé). Le stazioni sono giochi “tipycal American” come Short Ride in a Fast Machine (1986), “Fanfara per orchestra” ispirata a una “terrific” corsa sulla Lamborghini del cognato, e  Lollapalooza (1995), entrambe da zero a cento in cinque secondi grazie allo scatto di Alan Gilbert. Poi, in ordine di apparizione, la multilinguistica City Noir del 2009, trapuntata di jazz e dedicata a Gustavo Dudamel (la direzione forse più inappuntabile fra tutte); la sorprendente Schehérazade.2 (2015), summa di metabolizzazioni (Rimskij, Berlioz, blues, jazz, perfino un tocco di Chuck Berry) che scatena una lotta solista-orchestra (50 minuti) con l’eccitata Leila Josefowicz nella parte dell’Orgoglio di Donna fatta Violino e tocco esotico di cimbalom; infine la toccante The Wound Dressed  per baritono e orchestra (1989) su versi di Whitman, in cui di ripetitivo non c’è nulla e Kirill Petrenko la dirige quasi con le lacrime agli occhi.  Escluso il teatro (Nixon in China, The Death of Klinghoffer), c’è quel che conta, in mano al fior fiore della direzione più aperta alla contemporaneità, nella casa dell’orchestra che carica del più alto peso specifico europeo la più americana delle musiche d’oggi. Quasi un’esperienza di vita.
Carlo Maria Cella

 

 

 

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