Charpentier La Descente d’Orphée aux Enfers

direttore Sébastien Daucé
Ensemble Correspondances
cd harmonia mundi HMM 902279
prezzo 20,20

Charpentier ha scritto forse, nonostante il confronto con colossi come Monteverdi e Lully, una delle opere più belle del teatro seicentesco. È una tragédie lyrique d’intensità esplosiva: Medée. Tratta dalla tragedia di Pierre Corneille, rielaborata per la musica dal fratello del poeta, Thomas, la maga euripidea diventa una strega. Il clima è quello del film Dies Irae di Dreyer. Poeta e musicista stanno dalla parte della strega. Gli indegni, i veri malfattori stanno a corte, nella città che condanna Medea. Nel Seicento è atto di grande coraggio civile. Lully tolse a Charpentier ogni spazio. Medée restò l’unica tragédie lyrique. Charpentier si rivolse allora al teatro da camera. E nasce, tra gli altri, il dolcissimo capolavoro della Descente d’Orphée aux Enfers. A differenza di altre opere in cui si rappresenta il mito di Orfeo, qui l’eroe non perde per la seconda volta Euridice, ma l’azione finisce con il ricongiungimento degli amanti. Le “bonheur des Enfers rendra le Ciel jaloux”, dice il coro. Per ottenerla, Orfeo aveva detto a Plutone: “Tu ne la perdras point, hélas, pour me la rendre” e Plutone risponde: “Quel charme impérieux m’incite à la tendresse?”. Ecco, la cifra stilistica di questo Orfeo sono la tenerezza da una parte e lo struggimento del distacco dall’altra. La dolcezza d’amarsi si rabbuia nel dolore del distacco e s’illumina nel ricongiungimento. Sébastien Daucé, alla testa dell’Ensemble Correspondances, appare di una mirabile sottigliezza interpretativa. Asseconda meravigliosamente questa tenerezza musicale. Sostenuto da interpreti eccezionali. A cominciare dall’Orfeo di Robert Getchell e dall’Euridice di Caroline Weynants. Intenso Plutone è Nicolas Brooymans. E tutti gli altri, ai quali si farebbe torto a non citarli. Mirabile è l’equilibrio tra dizione e canto, la musica del verso sublimata nella melodia del canto. Così come la soavità e fluidità dei ritmi di danza. Un capolavoro l’interpretazione di un capolavoro. Quasi una lezione di che cosa sia la musica che si fa teatro.
Dino Villatico

 

 

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233 - Ottobre 2018
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