Feldman Atlantis

direttore Lucas Vis 
orchestra Sinfonica della Radio di Francoforte
cd Hat Hut  ART206

“Poiché il nostro rapporto con la musica avviene in un perpetuo ‘stato di divenire’, e non, come in pittura, in uno ‘stato d’essere’, possiamo sperimentare queste opere come faceva Morton Feldman, in tempo reale, con uguale senso di meraviglia e di rapimento”, scrive Art Lange, critico e saggista statunitense, come il compositore Morton Feldman. Questa bellissima incisione riunisce tre lavori, di epoche diverse, del musicista americano: String Quartet & Orchestra del 1973, Oboe & Orchestra del 1976 e Atlantis del 1959, dunque opera di un Feldman trentatreene, ma già perfettamente consapevole della propria poetica non solo musicale, bensì artistica. Una breve riflessione sul significato di questa poetica non sarà superflua. Forse, almeno nella cultura italiana, non è stata ancora pienamente compresa la rivoluzione culturale della poesia di Baudelaire, della pittura degli impressionisti francesi e della musica di Debussy. Ai quali potremmo aggiungere la poesia di Emily Dickinson, americana come Feldman.  Il soggetto, l’artista passa in secondo piano. L’attenzione è tutta assorbita dal testo, dal quadro, dal suono nella musica. Gli esiti estremi sono, per esempio, Eliot (il correlativo oggettivo!), Mondrian o Fautrier, e, appunto, Feldman. Non a caso per la Rothko Chapel di Houston Feldman compone una partitura che trasferisce nell’astrazione musicale l’astrazione visiva delle pitture. Questa musica non è un oggetto in sé conchiuso, ma una durata. È il tempo stesso che si fa musica. Un flusso continuo, ininterrotto, in cui anche il silenzio è suono, nel senso che le pause misurano il respiro della materia sonora. Come la pittura si fa la misura dell’architettura, la musica si fa spazio della materia sonora. Ascoltare è un’esperienza, un’avventura che ha la sostanza stessa del tempo, della sua durata. L’opera non è né chiusa né aperta, ma puro e solo divenire. Lo aveva già intuito Degas quando scrive che “il disegno non è forma, ma la via con cui vedi la forma”. Semplicemente superlativi l’Orchestra Sinfonica della Radio di Francoforte diretta da Lucas Vis, il Pellegrini Quartet e Han de Vries all’oboe.
Dino Villatico

 

 

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241 - Giugno 2019
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