Schumann – L’opera per violoncello

violoncello Gauther Capuçon
pianoforte Martha Argerich
direttore Bernard Haitink 
Orchestra de Chambre d’Europe 
cd Erato

 

Si era già avuto occasione di ammirare la felicità del confronto del violoncellista francese con il mondo di Schumann nei brani cameristici realizzati insieme a Martha Argerich negli incontri di Lugano, la cui registrazione viene ora riproposta in questo disco. Un quadro di raffinata sensibilità nel cogliere il senso dell’Humor con cui Schumann muove il suo gioco fantastico che trova una cornice ancor più suggestiva e pure problematica nella proposta del Concerto, pagina, come si sa, ricca di interrogativi non solo strumentali in quanto rimanda ai pregiudizi e alle incomprensioni che hanno oscurato l’ultima fase creativa, quella che, per molti, già si preannuncia negli anni 1845 e 1849 in cui il compositore, col “ritorno a Bach” e l’approfondimento contrappuntistico, “sviluppa” – come dice lo stesso musicista – “un nuovo modo di comporre”, meno legato all’improvvisazione fantastica al pianoforte, constatazione che lo spingerà verso generi musicali più ambiziosi, quelli che gli avevano fatto dire “I Maestri della scuola tedesca si distinguono dagli italiani e dai francesi appunto per il fatto di essersi sperimentati in tutte le forme e in tutti i generi”. Nel Concerto per violoncello, insieme a quello fortunosamente “ritrovato” per violino testimonianza toccante dello straordinario epilogo compositivo, Capuçon sa cogliere i fremiti più segreti, il senso di malinconia che traspare dietro gli slanci come tra gli abbandoni del lirismo sognante. Visione che trova una condivisione sensibile nella misurata bacchetta di Haitink.
Gian Paolo Minardi

 

 

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245 - Ottobre 2019
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