Giulio Cesare, eroe barocco

controtenore Raffaele Pe
direttore Luca Giardini
orchestra La Lira d’Orfeo
cd Glossa GCD923516
prezzo 17,40

 

Bellissimo programma: la figura di Giulio Cesare indagata sotto i molteplici aspetti – giovane baldanzoso, consumato condottiero, innamorato passionale che continua ad amare teneramente la moglie, tiranno da assassinare per il bene dello Stato – datigli da cinque compositori barocchi: comprendendo la vetta assoluta rappresentata da Handel, si procede dal primo all’ultimo Settecento con Carlo Pollarolo, Geminiano Giacomelli, Niccolò Piccinni e Francesco Bianchi, questi quattro con due arie ciascuno e ancora inedite, riscoperte in tre anni di ricerche in varie biblioteche d’Italia, di Londra, Berlino e Washington. Arie, a parte le sublimi “Va tacito e nascosto” e “Al lampo dell’armi” di Handel, tutte molto belle, che consentono di scoprire ad esempio Bianchi, che nel suo Morte di Cesare scritta per uno degli ultimissimi castrati, rappresenta una sorta di ponte dal regno degli “evirati cantori” al successivo Classicismo. Ma oltremodo interessanti sono i due brani di Giacomelli, intrisi dell’elegiaca dolcezza d’un giovane innamorato, contrapposti sia all’alta eloquenza con cui Pollarolo fa esprimere il suo Cesare, sia all’ancor più matura oratoria da tragedia classica di cui Piccinni riveste un Cesare sdegnato per l’uccisione a tradimento di Pompeo, impegnandolo poi in una delle tante (ma questa è tra le migliori) “aria del sonno” di cui l’epoca barocca sovrabbonda.
Il timbro di Pe, chiaro e molto incisivo in alto, forse non bellissimo ma quanto mai personale, muta continuamente peso e colore attraverso il lavoro capillare condotto sulla parola (e l’essere italiano certo non è un handicap…), efficace anche nei passaggi più virtuosistici, nei quali sgrana una coloratura magari non fosforescente ma sempre provvista di forte connotato espressivo, il che – quanto meno per il gusto mio – vale molto di più. Lo accompagna al meglio un’orchestra duttile, nitidissima nei contorni ritmici, ricca di colori morbidi e chiaroscurati di continuo, in un mirabile rapporto simbiotico con la voce nel plasmare sfaccettature psicologiche di forte connotazione teatrale. Completano il recital il fantasmagorico tour de force dell’aria “Scherza infida” dall’Ariodante di Handel (cantata davvero molto molto bene) e il sublime duetto “Son nata a lacrimar” in cui il pateticissimo Sesto di Pe si unisce alla brava Raffaella Lupinacci.
Elvio Giudici

 

 

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