Schubert – Le Sonate per pianoforte

pianoforte Daniel Barenboim
5 cd Dg 479 2783
prezzo € 40,50

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“Per molto tempo non ho prestato grande attenzione a queste opera meravigliose, che praticamente non ebbero ruolo alcuno nei miei studi alla fine degli anni Quaranta. (…) Fu solo nel 1978 che, preparando dei concerti per il 150mo anniversario della morte di Schubert, mi occupai anche delle ultime tre sonate, che mi coinvolsero immediatamente (…) dovetti però attendere fino ai nostri giorni per trovare la sufficiente tranquillità per dedicare a queste sonate la mia completa attenzione”. Così Daniel Barenboim introduce la sua ultima fatica, che va presentando in questi mesi anche in pubblico nei più grandi centri musicali, Scala compresa. A parte il ben noto problema del sovraffollamento di impegni, e quindi dell’impossibilità da parte sua di dedicarsi contemporaneamente a tutto lo scibile musicale, queste dichiarazioni riportano alla luce l’ancora dibattuta questione relativa alla scarsa diffusione delle sonate di Schubert nel repertorio comune dei pianisti, almeno fino agli anni 60-70 del secolo scorso. Vi furono sostanzialmente in passato problemi di ricezione legati alla struttura formale delle sonate; problemi percepiti chiaramente già da musicisti come Schumann e Liszt ma oggi indicati a fondo, forse fin troppo a fondo, utilizzando metodi moderni di analisi della forma  (“Harmony in Schubert” pubblicato nel 2010 dal musicologo David Damschroder è più complesso di un trattato di Geometria algebrica). Problemi legati alla smussata differenziazione tra i temi stessi, al contrario di quanto veniva indicato dallo stile classico e soprattutto da molti esempi beethoveniani, problemi tecnici non trascurabili legati a una tecnica spesso avvantaggiata dall’uso dei pianoforti dell’epoca di Schubert, e via dicendo. Certo, le cose sono cambiate radicalmente almeno da quando grandi pianisti come Kempff, Richter, Brendel, Lupu, Schiff , partendo dal pionieristico intervento di Arthur Schnabel, hanno presentato in disco e in pubblico estese porzioni di sonate (complete o meno) a un pubblico sempre più interessato. Ma ancora oggi non sono molti i giovani pianisti che si dedicano con passione a questo straordinario comparto della produzione schubertiana, motivo che non rende certo inutile l’attuale proposta da parte di Barenboim. L’approccio di quest’ultimo non ha nulla di accademico e sembra essere quello di un pianista eccezionalmente dotato e di un musicista completo, che legge spesso per la prima volta questi singolari capolavori con una enorme conoscenza del linguaggio musicale in generale. Barenboim sembra seguire una strada che parte innanzitutto dalla propria sensibilità personale, ed essendo dotato di personalità da vendere non sbaglia di certo nelle scelte. L’amore verso gli aspetti più legati alla cantabilità dello strumento viene fuori ovunque, a volte con dei “filati” degni di un grande belcantista (il tempo lento e il Minuetto della D 568 sono solamente due tra i moltissimi esempi). Il fraseggio è sempre convincente, le difficoltà pianistiche risolte con intelligenza e grande virtuosismo (il virtuosismo di non fare sentire le difficoltà stesse!), gli aspetti analitici affrontati con la semplicità di chi traduce in musica pura quel divagare continuo tra regioni armonicamente spesso assai lontane o quel ripetere a volte ossessivo di cellule tematiche semplici. Tutto ciò contribuisce a formare una raccolta di incisioni che si mantengono sempre su un livello altissimo di comunicazione musicale e che arricchiscono in maniera fondamentale la nostra conoscenza di questo insolito e affascinante capitolo della produzione schubertiana. Rimane solo un aspetto non indifferente da notare, ossia la reale percezione di questo tipo di repertorio attraverso il disco o in sala da concerto. Chi ha assistito tre anni fa a un recital di Barenboim alla Scala con l’inclusione delle sonate D 958 e 894 avrà notato come in un ambiente così grande molti dettagli si perdano completamente, rendendo l’ascolto particolarmente difficile e tutto sommato insoddisfacente.
Luca Chierici

 

 

 


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