La Bayadère – La Bisbetica domata – Bolshoi Ballet

MILANO – Una produzione di alta tradizione e fitta di interpreti, Bayadère, e una moderna, di medio formato, La bisbetica domata (nella foto a fianco, ndr): questa la scelta bifronte del Bolshoi Ballet per presentarsi alla Scala di Milano in settembre.
Bayadère è un balletto irresistibile. L’India misteriosa che ha nutrito la fantasia coreografica di Marius Petipa, dal debutto a San Pietroburgo nel 1877, regala tuttora planetariamente i suoi incanti policromi mentre l’universo parallelo in cui trionfa il disegno geniale dell’atto bianco apre poi le porte del sogno. L’atto delle ombre, il primo stupefacente capitolo di Bayadère approdato all’ovest, all’Opéra di Parigi nel 1961 per merito del Kirov, rivaleggia in bellezza con il secondo di Giselle e con le parti bianche del Lago dei cigni. Dev’essere il corpo di ballo a brillare, per impeccabile perfezione d’insieme.
Con tutta la magnificenza seducente delle sue ipnotiche ballerine-ombre (64 in arabesque penché-copia conforme, una in fila all’altra, in origine, oggi normalmente 32), questo titolo prezioso è andato in scena al Piermarini nella versione di Yuri Grigorovich (inserti di Chabukiani, Sergueyev, Zubkovsky) ripresa nel 2011 per la compagnia moscovita, ospite d’onore delle Russian Seasons in Italia, patrocinate da Vladimir Putin.
Ma prima della visione moltiplicata, nei fumi dell’oppio assunto come farmaco lenitivo dopo la morte per veleno di serpente dell’amata bayadera del tempio Nikiya, che il Bramino insidia invano e l’innamorato guerriero Solor non può sposare, costretto com’è dal Rajah a impalmare sua figlia Gamzatti, cupole, palme, fuochi, elefanti, ventagli, pappagalli, tamburi, brocche in equilibrio sul capo, tutto l’immaginario esotico d’Oriente occupa i primi due atti, colorati e intessuti di virtuosismi e personaggi favolosi, fachiri, gitani, ballerine in tutu carminio e turchese.
L’atto bianco alla prima ha visto un corpo di ballo impeccabile, incantato, con tre soliste di notevole spicco, Elisaveta Kruteleva, Margarita Shrainer, Antonina Chapkina.
Il dinamismo, la velocità, sono un marchio distintivo delle ballerine moscovite. Olga Marchenkova-Gamzatti, dalle bellissime doti, spinge però fin troppo su questo pedale. Svetlana Zakharova, Nikiya, porta al ruolo del titolo, sensuale e super-arduo, il marchio elegante della sua formazione pietroburghese e la sua maturità disincarnata.
Makhar Vaziev, direttore in carica del Bolshoi Ballet dopo gli anni passati alla Scala, pure di scuola pietroburghese, non nasconde che lo stile a lui più gradito nel grande repertorio è quello raffinato appreso in casa Kirov
Il trionfatore della prima è stato Denis Rodkin-Solor, elegante, leggero, preciso, spettacolare.
Per una recita Jacopo Tissi è tornato, come Solor, nella Milano che ha lasciato per Mosca seguendo il suo direttore Makhar Vaziev in Russia.
Ottima l’orchestra dell’Accademia della Scala diretta da Pavel Sorokin.
Per Bisbetica domata di Jean-Christophe Maillot era invece in buca l’orchestra Verdi ben guidata da Igor Dronov nellaffrontare brani da film di Sostakovic.
Moderna, narrativa e francese, vale a dire chic, con costumi haute couture a firma Augustin Maillot: questa creazione ad hoc 2014 per un cast scelto fa senz’altro al caso della compagnia dove si coltiva da sempre l’attitudine attorale e pantomimica.
Maillot dirige i Ballets de Monte-Carlo dal 1993 e si sa come questa ricca località della Costa Azzurra abbia contato nella storia del balletto russo. I personaggi principali, contornati da un piccolo corpo di ballo-servi di scena, agiscono con slancio convinto tra gli elementi mobili geometrici bianchi di una scenografia essenziale (di Ernest Pignon-Ernest, abituale collaboratore del coreografo) animata dalle luci colorate e dalle videoproiezioni di Dominique Drillot. Gagliado, maleducato, gaglioffo e romantico vibra il Petruccio di Vladislav Lantratov, danzatore espressivo-eroico nello stile tipico della casa; la sua sposa ribelle, Ekaterina Krysanova, gli tiene testa a calci, ginocchiate e carezze. Incantevole la squisita coppia di Bianca-Olga Smirnova e Lucenzio-Semion Chudin nel passo a due dell’incontro poetico e nelle baruffe d’amore.
Finale easy per Ekaterina e Vladislav con Tea for Two dopo l’intesa scoppiata in camera da letto.
Elisa Vaccarino

 

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