Chabrier – L’Étoile

interpreti S. d’Oustrac, H. Guilmette, C. Mortagne, J. Varnier, E. Madore, F. Piolino
direttore Patrick Fournillier
orchestra Residentie Orkest The Hague
regia Laurent Pelly
regia video François Roussillon
dvd Naxos 2.110595

 

C’è molto da scoprire, nel repertorio francese tardottocentesco: specie ai nostri giorni, più propensi ad abbandonare quelle pizzose seriosità che una certa Kultura imponeva come imprescindibili alla cultura, in quanto tale pensata come impermeabile a ogni idea di divertimento. Invece, moltissimo in tale repertorio è prima d’ogni altra cosa divertente. E di tanto lo è, in quanto impregnato di quella spumeggiante leggerezza raffinata che grida Parigi da ogni nota. Musicista raffinatissimo, Chabrier, non troppo prolifico ma eclettico e dalla tavolozza cromatica in grado di rivaleggiare con quella dei suoi amatissimi pittori impressionisti, Manet e Renoir in testa. Operetta, stando alle etichette, la sua Étoile. Ma le etichette mentono troppo spesso. Questa comincia nientemeno che con un Re (che si chiama Ouf, chiaro anagramma per Fou) a passeggio per la città in cerca di qualcuno da impalare come pezzo forte per la propria festa di compleanno… solito giovine irruento innamorato di fanciulla incognita, scelto come ovvia vittima ma graziato perché l’Astrologo di corte scopre che il suo percorso astrale va in parallelo con quello del Re, e morto lui lo seguirebbe a breve. Finisce in gloria, ci mancherebbe: ma non prima che il mix surreal-grottesco-esotico-comico-sentimentale abbia prodotto episodi di squisita eleganza ironica. Un mix che Pelly rende alla perfezione. Gelido bianco e nero del primo atto tra il popolo, con una dittatura molto paese dell’Est in luogo d’una favolosa Mille e una Notte, che nel prosieguo entro il palazzo reale si accende dei colori più sfacciati e volgarotti propri appunto di quelle latitudini, con strizzatine d’occhio a certe atrocità alla Amin Dada ma anche alle dittature militari tipo Franco o Pinochet. Gestualità impostata di conseguenza, sempre calibrata sulla prosodia musicale che la direzione porta avanti con un’eleganza e una souplesse estremamente coinvolgenti, centrando in pieno tanto il lato irridente affidato ai personaggi di fianco (Astrologo e servi; e c’è un duetto strepitoso, quello “della Chartreuse verte”, popolarissimo ai tempi di Proust e Verlaine) quanto la graffiante satira di certo strapotere legata al contrasto tra Ouf (un Christophe Mortagne eccezionale diseur) e suo popolo; quanto, infine, la maliosa ma pur sempre sapida sensualità di brani come la deliziosa romanza “O petite étoile” del giovane innamorato Lazuli (ruolo en travesti che il mezzosoprano chiaro Stéphanie d’Oustrac interpreta alla grande, con dialoghi spiritosissimi in cui fa la voce maschile con forte accento dialettale e marcate risonanze di petto,  per poi “scappare” verso languorose effusioni) o come la non  meno riuscita “Tous deux assis dans le bateau” della fanciulla incognita ma ovviamente principessa, interpretata benissimo dalla franco-canadese Hélène Guilmette.
Io mi sono divertito moltissimo: bando alla seriosa amarezza dei nostri tristanzuoli giorni, e divertitevi anche voi.
Elvio Giudici

 

 

 

 

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246 - Novembre 2019
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