Strauss – Salome

interpreti M. Bystrom, E. Nikitin
L. Ryan, D. Soffel
direttore Daniele Gatti
orchestra Concertgebouw
regia Ivo van Hove
regia video Francois Roussillon
dvd Rco 18103 (anche versione cd)

 

Secondo titolo, dopo il Falstaff, che Gatti ha eseguito nel 2017 con l’orchestra del Concertgebouw allora sotto la sua guida. Poi, i noti fatti all’insegna di quel #MeToo che delle tante idiozie dell’epoca in cui viviamo non è certo tra le minori: licenziamento nel 2018 ma chiusura della questione otto mesi dopo, con l’allontanamento del general manager Jan Raes (la sua vergognosa intervista televisiva!) e con la pubblicazione “riparatrice” di tre esecuzioni precedenti con una delle migliori orchestre del mondo che dalla vicenda emerge al momento, se non allo sbando, certo in fase di seria stasi. “Cose del mondo”, direbbe Butterfly: cose molto cretine, direi io che peraltro penso egoisticamente a quanto si sia guadagnato noi italici, che Gatti l’abbiamo adesso come direttore dell’orchestra dell’Opera di Roma, determinante nel cammino che ne sta facendo il più propositivo e interessante della penisola. E magari potrebbe approdare sul Tevere anche questo spettacolo: magnifico.
Nudo il larghissimo palcoscenico dell’Opera Nazionale Olandese, mentre al suo fondo si apre un riquadro che mostra un salone a colonne con poltroncine e tavolini, immerso in una luce arancione. In alto, una luna via via più enorme scivola da sinistra al centro virando di colore nello svolgersi del mutarsi di Salome da adolescente a donna, fino a giganteggiare in alto, resa enigmatico disco nero da una misteriosa eclisse. Personaggi all’insegna della più assoluta normalità, che attorniano la cena di gala d’una famiglia politica parecchio disfunzionale: quindi Herodias niente megera digrignante; Herodes è ancora un  uomo prestante e privo dei soliti ballonzolamenti isterici; niente contorcimenti per Salome; gesti cauti e composti per gli invitati. Asciutta ma di effetto magnifico la danza, che Roussillon riprende da maestro con frequenti “totali” dall’alto: Herodes sta in un lato, seduto tutto contratto con una mano sulla bocca; Herodias sorride col cinismo della gran dama seguendo le evoluzioni della figlia, la cui morbosa ossessione sessuale ci appare in un video in alto, che la mostra allacciata in movimenti di danza con Jochanaan; e alla fine, una densa coltre di nebbia striscia su tutto il palcoscenico, via via risucchiata dal buco nero della cisterna del Profeta. E vivaddio, niente testa! Come materializzando la frase di Salome “ha lasciato cadere la spada, non riesce a ucciderlo”, sale dalla cisterna il corpo agonizzante e coperto di sangue di Jochanaan su cui si sdraia Salome: per una volta, quindi, si allarga di molto il sempre strettissimo crinale tra tragico e ridicolo su cui procede Salome intenta a baloccarsi con un testone di plastica, realizzandosi viceversa una scena di formidabile tensione.
Tensione che Gatti gradua con acutissimo senso del teatro. Sembra di guardare una pittura puntillista: da lontano nitida delineazione dell’articolazione dei diversi piani sonori, entro i quali però costante evidenza è conferita ai singoli tasselli forniti dalla prodigiosa strumentazione straussiana, resi con una morbidezza e luminosità eccezionali. Lettura personalissima, insomma: che, nonostante il gigantismo strumentale (addirittura tellurico, l’episodio dell’offerta che Herodes fa del Velo del Tempio!), nelle sue linee generali par quasi cameristica tanto mirabile è l’equilibrio interno delle parti.
Malin Bystrom debuttava in Salome, che come scrittura le sta larga: gravi con parecchia aria calda e acuti un tantino striduli, innegabile. Ma la resa del personaggio è sensazionale: perfetta la figura, perfettissimo il tipo di voce – chiaro leggero e duttilissimo – che relega in un insoffribile trapassato remoto quei sopranoni wagneriani giusti magari per le note ma drammaturgicamente mortali. Ottima tutta la compagnia, tanto nei ruoli principali (di grande rilievo il robustissimo – e tatuatissimo, com’è polemicamente noto… – Jochanaan di Evgeny Nikitin; tutta in lodevole sottrazione l’Herodias di Doris Soffel; grande fraseggio l’Herodes di Lance Ryan) quanto nei numerosi ma determinanti ruoli di fianco.
Elvio Giudici

 

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246 - Novembre 2019
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