Sergio Vartolo – Memorie della vita di Giovanni Bastiano Bach scritte da lui medesimo

editore Zecchini 
pagine 525
euro 49

 

Il titolo riecheggia quello dell’autobiografia di Vittorio Alfieri, Vita scritta da esso. Ma Sergio Vartolo dichiara di avere avuto invece a modello le memorie di Casanova e di Voltaire. Ma questo libro non è un romanzo, specifica Vartolo, bensì una biografia in forma di diario, dall’11 febbraio al 27 marzo 1750, in cui Bach rievoca tutta la propria esistenza, prima di sottoporsi alla sciagurata operazione di cataratta. Bach morì il 28 luglio. Biografia accuratissima, precisissima, di lettura affascinante, quasi come entrare nella mente e nel laboratorio di un genio, che però, pur consapevole della propria unicità, la riteneva non solo un dono divino, ma un dono dovuto, normale, di cui ringraziare la divinità stessa, più che gli uomini. Dio è, infatti, onnipresente nella vita di Bach, ma non per opprimere o reprimere la vitalità, anche carnale, dell’uomo, bensì se mai per esaltarla. Un diario, appunto, in cui uno dei musicisti più grandi mai nati o forse addirittura il più grande, si denuda, si mostra grande anche nella sua quotidiana, terrena fragilità. Bach non era propriamente pietista, ma visse in ambienti pietisti, e pietisti furono alcuni dei suoi collaboratori. La fede luterana non oscillò mai in lui, ma o per carattere proprio o per influsso delle idee pietiste l’animo di Bach, e soprattutto la sua concezione religiosa, era straordinariamente tollerante, quasi ecumenica ante litteram. Ecumenico Bach lo è anche, o forse soprattutto, musicalmente: la sua musica risulterebbe, infatti, incomprensibile non solo senza la grande tradizione contrappuntistica nordica, ma anche senza il peso delle nuove musiche francesi e italiane, e non solo nuove, perché Frescobaldi restò sempre un punto ineliminabile di riferimento, persino nell’impaginatura di un’opera fondamentale come L’arte della fuga, stampata su quattro pentagrammi, come I fiori musicali di Frescobaldi. E naturalmente gli italiani Vivaldi, Marcello, ma anche il francese Couperin. Insomma, come bene scrive Vartolo, Bach è Homo Universalis, come pochi altri nella storia culturale europea. Forse Goethe, non a caso anche lui cresciuto in ambiente pietistico. Ma il punto fondamentale che rende così vivaci queste pagine, che stimolano la fantasia e l’intelligenza del lettore, è il punto di vista, la prospettiva dalla quale sono scritte. Conosciamo Sergio Vartolo come finissimo interprete della musica rinascimentale e barocca. Ora, anche questa biografia non vuole essere un freddo resoconto della vita di Bach, un elenco dei fatti, ma un’interpretazione della sua vicenda umana.

Dino Villatico

 

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