La prima in Arena, il testamento di Zeffirelli

Il 21 giugno, in diretta Rai 1, l'ultima opera del regista. Cecilia Gasdia racconta il nuovo Festival

È l’evento dell’estate operistica italiana: il debutto di Anna Netrebko all’Arena di Verona (29 giugno in Trovatore) segna un cambio di rotta. Il progetto di rinnovamento che ha in mente Cecilia Gasdia, sovrintendente della Fondazione veronese dal gennaio 2018, parte dalla qualità e dall’appeal degli interpreti, include una nuova produzione all’anno e, per il Filarmonico, una breve stagione dedicata all’opera italiana meno nota. E il 21 giugno la Traviata inaugurale diretta da Daniel Oren, alle 21, in diretta su Rai 1 alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sarà l’occasione per celebrare Franco Zeffirelli, che a questa produzione ha lavorato spendendo le sue ultime energie.

Con la Netrebko i grandi divi ritornano all’Arena di Verona?

“Io sono cresciuta in anni in cui cantare all’Arena era un onore, era considerata la Scala estiva. Nell’ultimo periodo, per mille motivi, questa tradizione è andata scemando e io vorrei ripristinarla. Certo non è facile ingaggiare i grandi cantanti, per questioni organizzative, perché sono molto impegnati e anche per via dei cachet, che chiaramente sono più onerosi. Già dall’anno scorso mi sono prefissa tale obiettivo. La mia fortuna è che avendo lavorato a lungo nel mondo dell’opera ho molti contatti e anche Yusif Eyvazov, il marito di Anna, che qui ha cantato spesso e ama molto l’Arena, è sicuramente stato di grande aiuto. Anna Netrebko è venuta a Verona ed è rimasta molto colpita dall’atmosfera, così ha deciso di ritagliare un periodo per prendere parte al Trovatore e di questo tutti la ringraziamo. La sua presenza in Arena ha ispirato tanti altri Artisti a venire per la prima volta o a ritornare”. 

Una bella inversione di tendenza.

“Mi piacerebbe che l’Arena diventasse un trampolino di lancio per artisti famosi nel mondo ma che qui sono meno conosciuti, lo scorso anno circa un terzo dei cantanti presenti al Festival era composto da debuttanti, alcuni giovani e altri già affermati. I risultati si vedono anche dalle vendite dei biglietti e siamo incoraggiati a proseguire su questa strada”.

Pensa che i grandi nomi possano portare ad un ampliamento del repertorio?

“In futuro sogno di proporre almeno un titolo che sia fuori dal repertorio tradizionale. Quando ho iniziato come comparsa e poi corista all’Arena si facevano molte opere meno popolari, ma erano tempi diversi. L’Arena è una fondazione lirico sinfonica e oggi i controlli da parte del Ministero sui conti sono molto stretti: il passivo di bilancio può comportare la chiusura di un teatro dunque bisogna essere accorti nelle scelte. Poi la nostra fondazione ha delle caratteristiche uniche: c’è sì il Festival estivo, che contribuisce a una parte sostanziale del bilancio, ma c’è anche la stagione invernale vera essenza del Filarmonico”.

Quindi lo sbigliettamento per l’Arena resta fondamentale?

“Durante il festival si passa da 250 lavoratori stabili a oltre 1400, lievitano sia i costi che i ricavi, quindi il mio intento è quello di portare più spettatori possibile all’Arena. Già dallo scorso anno c’è stato un aumento delle presenze. Certo il lavoro sui cast, la proposta di nuove produzioni e l’intensificazione del marketing stanno dando risultati positivi. Ad esempio produrre una nuova Traviata a firma di Franco Zeffirelli sta riscontrando grande gradimento del pubblico. D’altronde abbiamo un teatro da 13000 posti, se portiamo solo 3000 spettatori è un problema, anche per il piano di risanamento”.

Come sta procedendo?

“Il risanamento è tecnicamente finito a dicembre ma le somme verranno tirate nel 2020 quando si analizzerà la situazione dell’anno in corso. L’Arena è entrata in ritardo in questo piano triennale, nel 2016, subendo tagli molto drastici tra cui la soppressione del corpo di ballo e la decurtazione di due mensilità dello stipendio per i lavoratori, che oggi siamo riusciti a ripristinare. Ora, grazie all’intervento dei privati all’impegno del Sindaco, siamo riusciti a riportare a regime l’attività”.
Che genere di spettacoli intende proporre in futuro?
“Per l’Arena abbiamo visto, facendo un’analisi accurata degli ultimi decenni, che gli spettacoli meno tradizionali non funzionano. In passato è stato possibile sperimentare ma oggi uno spettacolo sbagliato comporterebbe un danno difficilmente sostenibile, quindi per i prossimi anni all’Arena si produrranno spettacoli di stampo colossal e tradizionale, uno all’anno, mentre al Filarmonico si proverà qualcosa di più particolare”.

Paolo Locatelli

 

Estratti dall’intervista a Cecilia Gasdia pubblicata in versione integrale sul numero di giugno di “Classic Voice”. L’informazione professionale ha un costo che vi chiediamo di sostenere acquistando la rivista in edicola o su www.classicvoice.com

 

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