Berlino città aperta

Dopo 7 anni riapre la Staatsoper col "Faust" di Schumann diretto da Barenboim

Dalla sua riunificazione nel 1990, Berlino ha cambiato molte facce. Questo perché la capitale tedesca, paralizzata da quarant’anni di divisione, si è trasformata in una delle città più affascinanti d’Europa, sempre alle prese con un enorme sviluppo, soprattutto urbanistico. Uno dei suoi simboli più forti è la Porta di Brandeburgo, oggi monumento alla pace, ma un tempo centro di vittorie, sconfitte, rivoluzioni e sconvolgimenti politici: dalle guerre napoleoniche a quelle mondiali, dal nazismo alla guerra fredda fino alla riunificazione della Germania. A contendersi tanta storia, quella con la maiuscola, è anche la piazza Gendarmenmarkt, così chiamata perché qui si trovavano le stalle della Gendarmeria, dominata dalle sue due chiese, una luterana e una della comunità religiosa degli Ugonotti. In realtà Berlino vanta piazze più grandi e più note, ma questa è indubbiamente quella che colpisce al primo sguardo, grazie anche alle due torri aggiunte sotto il regno di Federico II, tra il 1780 e il 1785. Soltanto più tardi si pose al centro della piazza la statua di Friedrich Schiller e si costruì, tra le due chiese, il Konzerthaus, una sala per concerti che porta la firma del famoso architetto Karl Friedrich Schinkel. Per molti è invece Alexanderplatz a essere l’emblema di Berlino: vastissima piazza popolare, tanto decantata in romanzi, film e canzoni, che i berlinesi chiamano semplicemente e famigliarmente Alex, sempre affollata di gente a ogni ora del giorno. Simbolo invece di modernità già all’inizio del Novecento è la Potsdamer Platz che fu, fino alla fine della seconda guerra mondiale, una delle piazze più vivaci d’Europa. Tanto che qui, per il traffico intenso, venne installato, nel 1924, il primo semaforo della città. E fu il 1990 l’anno che segnò la sua rinascita grazie ai più importanti architetti del mondo, tra cui l’italiano Renzo Piano, il giapponese Arata Isozaki ed il tedesco Helmut Jahn, che ne fecero un centro finanziario, amministrativo e commerciale con tanto di cinema, teatri, albergo di lusso, bar e ristoranti. Ma Berlino ha consolidato oggi anche un’importanza culturale di primo piano nel mondo. Lo prova la la storica Staatsoper Unter den Linden, costruita in stile neoclassico tra il 1741 ed il 1743 e poi soggetta a restauri nell’Ottocento e in seguito gravemente danneggiata dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Dal 2010 era stata chiusa per lunghi lavori di restauro, ma il 3 ottobre questa “vecchia signora” dell’Opera riapre i battenti nel 275° anniversario dalla sua costruzione con Scene dal “Faust” di Goethe di Schumann, replicate anche il 6 ottobre, il 14 e il 17 dicembre, con un’originale messinscena firmata dal regista Jürgen Flimm e sotto la direzione di Daniel Barenboim con René Pape, Roman Trekel, Elsa Dreisig e Katharina Kammerloher. A festeggiare la rinnovata Staatsoper arrivano anche in concerto, il 4 ottobre, il pianista Maurizio Pollini, i Wiener Philharmoniker diretti, il 7 ottobre, da Zubin Mehta, mentre il 7 dicembre si tiene il Gala per i 275 anni con la Staatskapelle diretta da Barenboim fra pagine di Mendelssohn, Boulez e Richard Strauss. Qui nuove produzioni si susseguono nella stagione 2017-2018, dalla monteverdiana Incoronazione di Poppea, dal 9 dicembre, diretta da Diego Fasolis, al wagneriano Tristan und Isolde, dall’11 febbraio, diretto da Barenboim con la regia di Dmitri Cerniakov; infine due titoli verdiani: Falstaff dal 25 marzo con la regia di Mario Martone e Michael Volle nel ruolo del titolo; Macbeth dal 17 giugno con la regia di Harry Kupfer, nel cast Plácido Domingo e Anna Netrebko. (Antonio Garbisa)

 

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