Quattro ore di puro belcanto

Mariotti-Vick all'inaugurazione del Rossini Opera Festival numero 40 con la monumentale "Semiramide"

Gli anniversari non dicono tutto, a meno che non mettano a fuoco l’anima di un Festival che taglia 40 edizioni proprio a 50 anni dall’avvio della Rossini Renaissance firmata Abbado-Zedda e a 30 dalla fondazione dell’Accademia Rossiniana voluta proprio da Alberto Zedda. Al sovrintendente Ernesto Palacio il compito di presentare il Rof numero 40, che apre l’11 agosto con Semiramide alla Vitrifrigo Arena, regia di Graham Vick, direzione di Michele Mariotti alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e del Coro del Teatro Ventidio Basso. Il cast, che andrà in scena anche il 14, 17 e 20 agosto è guidato da Salome Jicia nel ruolo del titolo, accanto a Varduhi Abrahamyan (Arsace), Nahuel Di Pierro (Assur), Antonino Siragusa (Idreno), Martiniana Antonie (Azema), Carlo Cigni (Oroe), Alessandro Luciano (Mitrane), Sergey Artamonov (L’ombra di Nino). A questo titolo ciclopico, “una storia di una donna e di una famiglia, non solo di una regina”, anticipa Vick, seguiranno Demetrio e Polibio (Livermore/Arrivabeni con Jessica Pratt nel ruolo di Lisinga) e L’equivoco stravagante di Moshe Leiser e Patrice Caurier con la direzione di Calro Rizzi. Tra le rarità, la cantata La riconoscenza, diretta il 14 agosto da Donato Renzetti. “Senza sminuire gli anniversari – spiega Palacio nell’imminenza dell’inaugurazione, in diretta dalle 19 su Rai Radio 3 – ma come dissi anche per il 150° della morte di Rossini non c’è un’edizione più particolare di un’altra. A Pesaro Rossini dev’essere sempre speciale. La nostra idea è quella di proporre titoli poco frequentati. Semiramide si è già vista, certo, ma il Demetrio e L’equivoco sono stati fatti una sola volta in 40 anni. Onorare Rossini significa farlo conoscere. Per questo motivo nel 2020 proporremo Moïse et Pharaon, rappresentato solo una volta al Rof, poi Elisabetta regina d’Inghilterra e La cambiale di matrimonio, che porteremo anche in Oman”. Accanto alle tre opere prosegue instancabile l’attività dell’Accademia Rossiniana, che in agosto mette in luce le migliori voci uscite da un lungo percorso di studi, tutt’altro che generici, e molto fruttiferi, a giudicare dai ritorni. Salome Jicia, che ha cantato al Rof in Donna del lago e in Torvaldo e Dorliska, è solo l’ultimo esempio di come si possa passare dall’Accademia al palcoscenico senza soluzione di continuità: “Seguo l’Accademia per il terzo anno – prosegue Palacio -. All’inizio le audizioni erano solo a Pesaro: arrivavano più di 250 candidati da tutto il mondo. Molti si pagavano il viaggio, costosissimo, solo per sentirsi dire ‘no grazie’. Così l’anno dopo abbiamo iniziato le pre-selezioni tramite Youtube. E quest’anno, invece, abbiamo allestito dei punti di audizione a Mosca e New York. Qui non si fa scuola di canto, ma un vero seminario sull’interpretazione rossiniana. Rossini è una questione di mentalità, cultura, stile belcantistico, ideale per i giovani, perché i muscoli sostengono bene l’agilità richiesta alla voce. E qui si insegna anche il rispetto per Rossini: che non è l’autore delle buffonerie, ma soprattutto il grande compositore di opere serie, purtroppo sempre poco rappresentate, se non a Pesaro”.

 

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