Donizetti – Tudor Queens

soprano Diana Damrau
direttore Antonio Pappano
orchestra Accademia Nazionale di Santa Cecilia
cd Erato 0190295280932

“Il cor me lo dicea”, che sarebbe successo. Dopo anni di scempio donizettiano perpetrato da Edita Gruberova, specie in area tedesca è andata consolidandosi la convinzione che Donizetti abbia a farsi così, avversando come “noiose” cantatrici di ben altro livello tecnico-stilistico-musicale quali, a caso, Devia o Remigio. E puntualmente, adesso che Donizetti si sperava fosse sgravato da quel giogo indegno, a raccogliere il testimone arriva la Damrau impegnata nelle tre scene finali di Stuarda, Bolena, Devereux, notorio cavallo di battaglia concertistico della Gruberova portato ovunque, come appunto sta cominciando a fare la Damrau.
Identico il percorso vocale. Soprano leggero di solidissimo bagaglio tecnico, ora che i guai nell’emissione stanno aumentando in misura esponenziale sicché la coloratura è diventata un percorso a ostacoli; ora che la linea deve ricorrere alle ferree contrazioni di gola onde provarsi a srotolare le lunghe frasi legate; ora che gli acuti si fanno sempre più esili, striduleggianti e a spremuta di limone: ora si sparigliano le carte e i problemi si fanno diventare atouts espressivi, fregandosene bellamente delle quisquilie di gusto e delle pinzillacchere di stile. L’emissione si apre in modo sempre più pronunciato; la frase musicale si piega alla parola in modo del tutto arbitrario; le consonanti sono aggredite a morsi; le doppie diventano quadruple; le erre s’arrotano come un motore ribelle all’avvìo; l’aulico legato patetico donizettiano (una delle caratteristiche sue più sublimi, come si constata qui nei tre cori delle ultime scene di Bolena, Stuarda, Devereux, unici momenti autenticamente donizettiani di questo recital grazie all’intensità espressiva – direttamente proporzionale alla proprietà stilistica – del coro dell’Accademia) viene mortificato in querulo piagnisteo con già percettibile miagolìo Edita-style; le note gravi cominciano a spalancarsi facendosi solo aria calda gutturaleggiante; la quadratura ritmica si squacquerella: e insomma ecco qua una nuova versione di quell’orrido compositore chiamato Editano Gruberetti, surrettiziamente sovrapposto al tutt’altrimenti geniale Gaetano Donizetti. Siamo ancora agli inizi, certo: ma esattamente così cominciò la Gruberova, intensificando poi il Grand Guignol in misura direttamente proporzionale ai deliri tributatile da quella ben nota fascia di frequentatori di melodramma che tale sostantivo ha reso sinonimo di Ridicolo. E Pappano, ahinoi, avalla: e pensare che si rimproveravano Cillario e Gatto perché facevano gli zerbini alla Caballé…
Elvio Giudici

 

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257 - Ottobre 2020
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