Handel Enemies in love

controtenore Jakub Jozef Orlinski
mezzosoprano Natalia Kawalek
direttore Stefan Plewniak
orchestra Il Giardino d’Amore
cd Evoe Records 005

 

Magari, fiorissero baritoni verdiani in numero comparabile ai controtenori che subito trovano la via del recital. Non sempre a proposito, però. Senz’altro da guardare, le fotografie del polacco Orlinski (che d’altronde pare abbia fatto anche il modello oltre che il ballerino di breakdance): molto meno da ascoltare. Voce né bella né brutta, che una tecnica precaria rende però fissa e stridulina in alto, inesistente in basso se non a prezzo di vistose aperture del suono, originandone una linea tenuta ferma da un’emissione poggiata molto sulla gola e poco sul fiato: di quelle per le quali le consonanti sono evidente impaccio e quindi vengono spianate nella tipica dizione invertebrata che il timbro acido e tendenzialmente querulo accentua moltissimo, come il grande recitativo che precede la stupenda “Stille amare” – dal Tolomeo – impietosamente evidenzia. Non parliamo della coloratura, fiera delle aspirate e dei colpi di scalpello: ma solo un filo meglio le pagine elegiache, peraltro risolte più col piagnisteo che con l’austero, struggente intimismo che Handel richiede.
Mortale, poi, la decisione di dividere equamente i dodici brani dell’album con questo mezzosoprano, impegnata pertanto in quattro arie e altrettanti duetti. Voce brutta, ma brutta forte, che una tecnica dilettantesca accentua rendendo ogni acuto una strisciata di gesso sulla lavagna e ogni discesa al grave un incredibile borborigmo di pancia, mentre la coloratura si sfarina in suonacci striduli, inascoltabili nella loro brada e sgarbatissima percussività. L’orchestra, dal canto suo, fa il possibile per assimilare il proprio suono agli orrori vocali: riuscendoci quasi sempre.
Elvio Giudici

 

 

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