interpreti L. Oropesa, L. Sekgapane, V. Priante, M. Macchioni, D. Giangregorio direttore Diego Matheuz orchestra Sinfonica G.Rossini regia Rosetta Cucchi dvd blu ray C-Major 77204

Decisamente non un granché, questo centone di musica quasi tutta estrapolata dal Sigismondo salvo quattro numeri (su nove in totale) che Rossini – tra un Mosè e unRicciardo e Zoraide – buttò giù peruna commissione del Sao Carlos diLisbona facendosi anche aiutare dacollaboratori per i recitativi: ma dovendolafare (e i festival monografici, si sa, del loro autore debbono far tutto), allora questo è un ottimo mododi farla. Matheuz dirige con brio spumeggiante,facendo quasi credere chequest’orchestra deboluccia sia parialla bisogna. E Rosetta Cucchi organizzaun piccolo gioiello di stile, grazia,humour, fantasia. La storia è unasorta di Ratto dal serraglio del tuttoprivato del pensiero illuminista e ridottoall’osso come la maggior partedei soggetti dell’epoca debitori dellamoda orientaleggiante: il Califfo amae sta per sposare Adina, che quasi glicorrisponde credendo morto l’innamoratoSelimo, il quale ovviamentenon lo è, ricompare, tentano la fuga,sono scoperti, finirebbe male se nonsi scoprisse il solito amuleto – fin lìsempre tenuto chissà perché celato –a rivelare che Adina è figlia del Califfo,sicché l’inevitabile lieto fine scansaaddirittura un incesto. Una cosacosì la fai seriamente? Per carità: labrillantissima Cucchi la butta sulsurreale, squadernando una scenaipercolorata che su di un pratosmeraldino fa torreggiare una tortanuziale blu cobalto a tre pianistanze,il primo riservato al Califfo- e comprensivo di vasca con bagnoschiuma-, il secondo ad Adinastipato di bauli e cappelliere, il terzoalle classiche figure dei due sposini,i quali sono mimi che provanola festa nuziale. Gestualità scatenatae tenuta sopra le righe ma conintelligenza e gusto, fermandosiquando si avvicina l’esagerazionesicché tutti i novanta minuti sonotenuti sulla garbata frenesia al serviziod’un cast eccellente. DominaLisette Oropesa nel momento in cuida grande promessa stava abbandonandole Nannette e Sophie preparandosi,in vista della Margueritedegli Huguenots parigini del 2018,a diventare la fuoriclasse che regnaora sui palcoscenici internazionali:timbro splendido; dizione di livellomadrelingua; linea morbida, luminosa,compatta, con acuti raggiantima centri sufficientemente corposiper non essere confinata al sopranoleggero; coloratura che la scritturanon vuole proibitiva quantunquela tecnica la dominerebbe comunque(e Marguerite, difatti, fu untrionfo) e già si sente come vengasempre indirizzata a fini espressiviscansando ogni sospetto di quellosterile coccodè tanto amato dai trillodipendenti.Il sudafricano LevySekgapane fatica un po’ nei recitativima ha un registro acuto brillante esicuro nonché fraseggio sufficientementevario. Magnifico senza riserve,viceversa, il Califfo di Vito Priante:modello di tecnica, stile, morbidezza,eleganza, fraseggio in grado d’esserecredibile sia nei momenti di furore(senza troppo esagerare) che in quellidi appassionato fervore.
Elvio Giudici



