Antonio Montinaro Musica e cervello. Mito e Scienza

editore Zecchini
pagine 158
euro 20

La moderna ricerca neurologica ha ormai confinato nelle cantine delle false certezze scientifiche non solo la separazione tra spirito e materia, ma anche della mente dal corpo, come del resto aveva già intuito Spinoza. Ecco dunque che Antonio Montinaro, neurochirurgo, e appassionato di musica “classica”, ci offre una sorta di vademecum sul posto che tale musica occupa nel cervello umano. Nessuna innovazione, o scoperta clamorosa. Ma l’accurata descrizione del punto al quale sono oggi arrivati gli studi riguardo alla percezione musicale e all’utilizzo della musica come strumento terapeutico. Individuate le zone del cervello che presiedono alle funzioni musicali, resta da approfondire il rapporto con il linguaggio. E sbrigativa la parte dedicata al mito. Benvenuta, comunque, la smentita che sarebbe la musica di Mozart quella più adatta a calmare gli animi turbati. La convinzione nasce solo da una scarsa cultura musicale dei terapeuti. Nel testo del piacevole libro ci sono, però, talune sviste grammaticali. Per esempio, a pag. 32, “Oliver Sacks ne offre un esempio convincente da egli stesso sperimentato”. Da egli stesso? Da lui stesso, direi. E alla pagina seguente: “viene invitato dalla giovane soprano Unger”. Soprano, in italiano è sempre maschile. Il termine nasce nel Rinascimento e si riferisce al rigo della polifonia e non al genere di chi canta. Un po’ frettoloso, e piuttosto superficiale, il paragrafo “Omosessualità e Musica”. Sbrigativo quello sul tarantismo. Ma il libro non si propone una, del resto difficile, completezza teorica. Nutrita e utile, la bibliografia.
Dino Villatico

 

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