Elvio Giudici – L’Ottocento

L’opera. Storia, teatro, regia
L’Ottocento II: Verdi e Wagner
editore Il Saggiatore
pagine 1704
prezzo 55

Con questo volume, dedicato a Verdi e Wagner giunge alla quarta e penultima tappa la monumentale impresa di Elvio Giudici che ha come punto di partenza gli allestimenti di opere documentati da dvd. Una parte della sezione su Verdi era già stata pubblicata nel 2012 in vista del bicentenario della nascita, con il titolo Il teatro di Verdi in scena e in dvd. Si rivela pertinente, più adatto alla complessità dell’impostazione del vasto progetto, l’attuale titolo generale “l’Opera. Storia, teatro, regia”. Non ci troviamo infatti soltanto di fronte a una guida attraverso la cospicua, ma non infinita quantità delle opere disponibili in dvd, sebbene anche questo sia un aspetto importante, e ne rimanga una traccia significativa nella disposizione delle opere in ordine alfabetico invece che storico-cronologico. Determinante, e di importanza decisiva nel volume dedicato a Verdi e Wagner, è il fatto che la documentazione disponibile in dvd è inquadrata all’interno di una storia dei principali allestimenti, di una narrazione di ampio respiro delle vicende di scene e regia. Nel caso di Wagner, giustamente, questa narrazione è per alcuni aspetti sistematica: si comincia con L’anello del Nibelungo (qui l’ordine alfabetico con il titolo tradotto si rivela provvidenziale) e si inizia dal 1876 a Bayreuth. Poco importa che i primi dvd disponibili siano posteriori di più di un secolo, e che siano proprio quelli, ormai storici, del ciclo firmato da Boulez e Chéreau in occasione del centenario della prima rappresentazione completa: in 60 pagine, basate in parte sulla vasta e ben assimilata documentazione bibliografica disponibile e in parte sulla personale esperienza diretta, troviamo una indispensabile sintesi delle tappe principali della storia degli allestimenti del Ring, dai problemi incontrati dallo stesso Wagner all’era del regno di Cosima, poi di quello della nazista Winifred, alla determinante lezione di Wieland Wagner e al suo superamento a partire dalle esperienze di Joachim Herz e Luca Ronconi. E dopo l’esame dell’Anello del Nibelungo del centenario non ci si limita a esaminare gli allestimenti successivi disponibili in dvd, fino a quello ideato da Kasper Holten: tra una scheda e l’altra ci sono ampie informazioni (prevalentemente di prima mano) su allestimenti storicamente rilevanti che non hanno purtroppo trovato documentazione in video. Si comprende dunque perché delle 640 pagine dedicate a Wagner più di un terzo riguardino L’anello del Nibelungo.
Per altre opere non sempre è possibile e necessaria una informazione storica sistematica; ma il criterio dell’ampiezza di respiro nell’inquadramento dei problemi di “storia, teatro, regia” è un aspetto decisivo dell’impostazione dell’intero volume e soprattutto nel caso di un autore come Wagner si rivela utilissimo e necessario. Non tutte le opere di Verdi disponibili in dvd hanno bisogno della stessa ampiezza di respiro, ovviamente, e la sezione a lui dedicata del libro si adatta con intelligente flessibilità alla diversa situazione. La sezione verdiana del volume era in gran parte già nota dal 2012; ma è stata riveduta e arricchita. Tra gli arricchimenti cito uno dei più significativi: le riflessioni sul Trovatore della Monnaie di Bruxelles, cantato male, diretto in modo interessante da Minkowski, con una regia di Cernjakov che racconta un’altra storia, sopprimendo i personaggi minori e il coro e trasferendo il tutto nel salotto (!) di Azucena. Giudici esercita la sua rara capacità di lettura dei video con molto acume per superare l’iniziale moto di stizza e di rifiuto procuratogli dal regista e propone una interpretazione del lavoro di Cernjakov molto interessante, anche per quelli che, come me, non hanno superato l’antipatica sensazione che in questo caso (e sottolineo in questo caso) Cernjakov si sia sostituito al grande Cammarano con spocchia e presunzione eccessive. Anche in questo esempio estremo ciò che conta è la capacità di “leggere” i dvd e di far riflettere sugli spettacoli di cui offrono una parziale e non sempre soddisfacente documentazione.
Paolo Petazzi

 

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