Bayadere chiama, Tissi risponde

La nuova stella italiana del Bolshoi è tornata alla Scala nella rara coreografia di Nureyev

Per ben due volte è stata La Bayadère a riportare Jacopo Tissi in Italia e al Teatro alla Scala. Nominato a inizio gennaio Principal dancer del Bolshoi di Mosca, il ventiseienne pavese ha calcato nuovamente la scena del Piermarini lo scorso 28 gennaio proprio nel balletto con cui era stato applaudito tre anni prima per la tournée della celebre compagnia russa a cui si era unito proprio l’anno precedente, nel 2017. All’epoca nei panni del guerriero indiano Solor aveva destato persino l’interesse di Carla Fracci che, calato il sipario, era salita svelta sul palcoscenico per congratularsi con il nascente divo, intrattenendosi a parlare con lui per diversi minuti. Una benedizione. A meno di quattro anni di distanza e nel medesimo ruolo, Jacopo Tissi è stato ora invitato quale stella della più prestigiosa compagnia di balletto del mondo, l’unico non slavo formatosi in Occidente a figurare attualmente sul gradino più alto nel Balletto del principale teatro di Russia. Orgoglio italiano, quindi? Questa volta è il caso di ribadirlo, visto che Jacopo Tissi ha mosso i primi passi proprio alla Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala e già l’anno dopo il suo diploma era stato scelto quale partner della divina Svetlana Zakharova. Con Tissi si è riaccesa la grande fiaccola scaligera in suolo russo. Una tradizione che arriva da lontano. Alla fine dell’Ottocento, infatti, diverse stelle, perlopiù femminili, provenienti dalla scuola e dalla compagnia milanese erano state accolte nel balletto imperiale degli zar, creando persino i ruoli principali nei balletti musicati da Ciajkovskij. Se il primo ritorno di Tissi alla Scala nel 2018 era avvenuto sulle coreografie di Yuri Grigorovich insieme alla compagnia russa, il secondo è stato sì in coppia con Svetlana Zakharova ma sulle coreografie di Rudolf Nureyev con l’ensemble milanese. Grande e nuova produzione, questa Bayadère, che ha subito diversi rinvii, causa pandemia e conseguenti quarantene dell’organico, riuscendo comunque ad andare in scena per tutte le recite riprogrammate grazie alla determinazione del direttore del Balletto della Scala Manuel Legris, che l’ha fortemente voluta e curata personalmente. Ne ha guadagnato il repertorio scaligero, che ora può contare su una versione sfarzosa, in precedenza rappresentata solo dall’Opéra di Parigi, teatro dove Nureyev l’aveva fatta nascere nel 1992. La ricchezza di nuovi costumi e scene disegnati da Luisa Spinatelli, unita alla bacchetta esuberante di Kevin Rhodes – abile nel rendere in maniera cantabile la partitura di Ludwig Minkus – hanno offerto una vetrina ideale sia per accogliere la nuova coppia del Bolshoi, ossia Tissi-Zakharova, sia per mettere in risalto le doti dei ballerini scaligeri che si sono succeduti a ogni cambio di cast in una vera e propria maratona per le sei recite andate in scena dal 25 al 29 gennaio. Dai solisti al corpo di ballo, quest’ultimo impegnato nelle difficili geometrie del “Regno delle Ombre”, gli scaligeri non hanno lesinato energie dimostrando la solidità acquisita sotto l’egida del loro direttore.

Carmelo A. Zapparrata

 

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282 Novembre 2022
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