I ragazzi di Gluck

Dal 15 marzo "Orfeo ed Euridice" di Gluck col debutto romano di Robert Carsen

Robert Carsen debutta al Costanzi. E non lo fa in un titolo qualsiasi. Perché Orfeo ed Euridice di Gluck mancava a Roma da più di mezzo secolo (l’ultima rappresentazione fu nel 1968, sul podio Ferruccio Scaglia, regia e coreografie di Aurel Milloss). Voci giovani e ottime promettono un ritorno splendente, sotto la direzione di Gianluca Capuano. Carsen, invece, tornerà a Roma in novembre con Idomeneo di Mozart.
L’opera simbolo della riforma teatrale gluckiana arriva al Costanzi dal 15 al 22 marzo grazie a una coproduzione italo-franco-canadese che assomma le forze di Théâtre des Champs-Elysées, Château de Versailles Spectacles e Canadian Opera Company. Nei ruoli principali il controtenore Carlo Vistoli (Orfeo) e i soprani Mariangela Sicilia (Euridice) ed Emőke Baráth (Amore). Si vedranno scarni elementi in una scena divisa tra cielo e terra. Sembra la Grecia antica, o un paesaggio lunare. Una difficoltà doppia per Orfeo, che canta in una solitudine assoluta.

Carlo Vistoli, sarà una sfida anche per lei, specialista nella vocalità seicentesca. Qui, però, siamo nel 1762, in piena riforma gluckiana.
“Affronto un’opera intera di Gluck per la prima volta, ma per un controtenore questo ruolo è un passaggio quasi obbligato, come Traviata per un soprano. Vengo da una produzione de La finta pazza di Sacrati, che è di 120 anni precedente. Il cambio di vocalità si farà sentire: passerò dal “recitar cantando” a una linea lirica piena, per giunta con un’orchestra moderna e in un teatro grande come il Costanzi. Sono contento di farlo con il maestro Capuano e un regista come Carsen, che ha pensato a un allestimento di grande eleganza, sintesi ed intensità”.

Lei, poco più che trentenne, appartiene alla leva dei migliori controtenori. Ed è entrato sulla scena nel momento storicamente migliore.

“Penso che l’apripista sia stato David Daniels, che negli anni Novanta ha portato il livello tecnico sullo stesso piano delle grandi voci liriche. Con lui il controtenore si è preso, o ripreso, il teatro. Ma un grande merito va dato ai registi che hanno cominciato a dare credibilità a questa voce. Il mezzosoprano en travesti può anche essere straordinario, ma se un ruolo è scritto per un uomo ed effettivamente c’è un uomo in scena, la verosimiglianza ne guadagna”. 

Vive di barocco ma poi la ritroviamo a cantare Sciarrino, come farà a Venezia in settembre.

“Ho cantato anche Guarnieri e mi piacerebbe molto approdare a Britten, magari nel Sogno di una notte di mezza estate. Credo che il Novecento e il contemporaneo siano territori estremamente interessanti per questa voce. Non possiamo sapere come cantavano veramente i castrati; la musica di oggi, invece, è scritta espressamente per noi. E per questo va cantata il più possibile. E poi gli specialismi non mi sono mai piaciuti particolarmente”.

        L.B.

 

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